Tenuta Nunziata, il talento a “centimetro zero”: quando l’alberghiero incontra l’alta cucina

A Torre Annunziata le brigate di dieci scuole si sfidano nel format di grandichef.com. Vince la sintesi di "Terra e Fuoco", sotto gli occhi della famiglia Izzo del bistellato Piazzetta Milù.

C’è una differenza enorme tra cucinare un piatto per prendere un bel voto e farlo per convincere una giuria di professionisti. È su questo scarto che si è giocata la prima edizione di “Coltivare Talenti“, andata in scena giovedì 28 maggio negli spazi di Tenuta Nunziata, a Torre Annunziata.

Il format, ideato da Francesco De Rosa per grandichef.com e accolto dal CEO della struttura Gino Camera, ha messo in fila ai fornelli docenti e allievi di dieci istituti alberghieri campani.

La regola d’ingaggio? Scomoda e intelligente. Nessuna spesa facile: i ragazzi dovevano lavorare a “centimetro zero”, sporcandosi le mani per integrare nei piatti almeno un elemento raccolto direttamente dall’orto della tenuta, seguendo l’impronta di lavoro del resident chef Antonio Commone.

Materia prima locale, nervi saldi e tempi stretti. I nomi dei piatti portati in assaggio ai giudici – Campania felix, Ericleir e Il sottobosco vesuviano – raccontano la voglia di questi giovani ragazzi di smarcarsi dai classici compiti scolastici per provare a fare ristorazione vera, giocando con le acidità e i contrasti della terra.

A spuntarla è stata l’idea dietro Terra e fuoco. Un piatto che ha convinto per la capacità di tenere insieme la spinta vegetale e le tecniche di cottura. E siccome nelle cucine vere non vince mai il singolo ma la brigata, il fatto di celebrare il piatto e non un solo “frontman” restituisce il senso reale del mestiere. Il premio tecnico – un roner professionale donato da Gino Camera alla scuola vincitrice – andrà a potenziare proprio il lavoro di squadra nei laboratori.

A fare da termometro all’intero evento ci ha pensato la famiglia Izzo, l’anima del due stelle Michelin Piazzetta Milù di Castellammare di Stabia. Emanuele (sommelier), Maicol (chef) e Valerio (mixologist) non erano lì solo per fare presenza istituzionale, ma per fissare l’asticella. Guardare a loro significa capire che l’alta ristorazione non è una favola televisiva: serve palato, testa e un’ossessione costante per il dettaglio.

Un messaggio molto chiaro per le brigate uscite dalle cucine di Tenuta Nunziata: il talento serve, ma è la disciplina che ti fa restare in partita.

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