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80 borse di studio per volare a Silicon Valley, ma ritornare in Italia e creare 37 imprese

Sono state 80 le borse di studio assegnate dal programma BEST creato dall’Italian  Business & Investment Initiative negli ultimi 5 anni, che hanno permesso di costituire 37 imprese hight tech in Italia con 330 posti di lavoro  e con un investimento di 50 milioni di dollari.

Riposizionare l’Italia nella business community di New York, la capitale del mondo, per aumentare il volume di affari dei due Paesi“. Questo l’obiettivo del CEO dell’IB&II Fernando Napolitano, che sarà protagonista il 18 ottobre alle 18,30 – presso l’Hotel Royal Napoli – dell’incontro organizzato dal Rotary Club Napoli, presieduto da Attilio Leonardo ed in condivisione con i  Club Rotary del Gruppo Partenopeo. “Italia, Europa Mondo: le sfide che ci aspettano” è il titolo della conversazione  che lo vedrà protagonista e  che sarà stimolata dal prof Giorgio Ventre, direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’informazione dell’Università Federico II e moderata dal giornalista Alfonso Ruffo, direttore de Il Denaro.
All’incontro sono stati invitati anche esponenti locali del mondo della finanza, delle imprese e professionisti che proiettati a creare nuove opportunità di sviluppo del lavoro.
Fernando Napolitano, business man, partenopeo di nascita, illustrerà le sue idee sui cambiamenti necessari per mettere in atto una reale collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Italia, illustrando gli strumenti e i programmi a disposizione per  raggiungere gli obiettivi di crescita.
Oltre alla “Borsa di Studio Best” – programma sviluppato in collaborazione con l’ambasciata USA, Fulbright, Invitalia e Fondazione CRT – finalizzata a creare una nuova classe di giovani imprenditori high-tech attraverso un programma di scambio con la Silicon Valley,  la IB&II,  di Fernando Napolitano, ha realizzato il “One Week Accelerator program a New York”, un’iniziativa che porta, due volte l’anno, le migliori start-up italiane a New York per inserirle nell’ecosistema di Venture Capital americano.
Infine, il business man gestisce il summit annuale che si svolge da 4 anni a New York “Italy Meets the United States of America” creando una location stabile dedicata all’Italia per incontrare gli investitori e organizza  la prima edizione italiana, in programma il  18 novembre a Firenze. Nei 12 Simposi svoltisi dal 2011, ben 300 start-up sono state presentate a investitori Usa, delle quali ben 20 hanno aperto filali negli States.

E’ il momento di investire in borsa, “Birkin” ovviamente!

I mercati sono fluttuanti, ragion per cui comprare azioni o investire nell’oro al giorno d’oggi non è poi così conveniente… Sembra invece che investire in “Birkin“, l’iconica it-bag di casa Hermès dedicata all’attrice e cantante inglese Jane, rappresenterebbe una garanzia per il futuro. Lo studio è stato riportato sul sito americano Baghunter, e riportato dal quotidiano “The Independent“: negli ultimi 35 anni l’it-bag della maison di Faubourg St. Honoré ha visto un rialzo del valore del 500%, senza mai subire un decremento di valore nel mercato statunitense.
Acquistare una “Birkin”, insomma, rappresenterebbe una vera e propria fortuna in termini di patrimonio. Lo studio rivela inoltre che se dal 1980 l’oro ha registrato un decremento di valore a un tasso del 1,5% l’anno, quello della Birkin è salito del 14,2%, facendo dell”it-bag “l’investimento più sicuro e meno volatile sul mercato”.

Nel complesso – ha detto la fondatrice di Baghunter Evelyn Fox i risultati dello studio mostrano come il settore ultra-lusso sia rimasto stabile nel corso degli ultimi 35 anni rispetto alle tradizionali forme di investimento. In particolare, gli oggetti rari e preziosi come la “Birkin” di Hermès non sono mai scesi di valore, anche durante i periodi di recessione e di difficoltà economica“.

Declinata in cuoio, vitello, struzzo, e in coccodrillo, la “Birkin” fu ribattezzata così nel 1984, dopo che Jane Birkin, seduta accanto all’allora presidente di Hermès Jean-Louis Dumas durante un volo, gli raccontò la propria difficoltà nel trovare una borsa che fosse comoda e femminile al tempo stesso. Dumas ne realizzò in seguito un prototipo e gliela fece arrivare a casa, dando inizio a una vera leggenda del lusso.
Da allora, le celebrities, da Victoria Beckham (che ne avrebbe la più grande collezione al mondo) a Kim Kardashian, fanno a gara per sfoggiare i modelli più costosi o quelli in edizione limitata. Nonostante la “Birkin” sia tra le borse più richieste al mondo, ancora oggi risulta inaccessibile ai più: per ottenerla si deve passare per liste d’attesa che sfiorano i sei anni, e il suo prezzo oscilla tra i 6.000 euro (per la versione base) e i 100.000 (per i modelli in coccodrillo e struzzo).