Vai al contenuto
Home » Blog » “Napoli 1943 tra tutela e ricostruzione”: mostra con documenti storici alla chiesa di San Bartolomeo

“Napoli 1943 tra tutela e ricostruzione”: mostra con documenti storici alla chiesa di San Bartolomeo

Nell’ambito delle manifestazioni per l’Ottantesimo anniversario delle Quattro giornate di Napoli, l’Associazione Amici degli Archivi onlus ha organizzato presso la chiesa di San Bartolomeo (via San Bartolomeo, 19 – Napoli), la mostra “Napoli 1943 tra tutela e ricostruzione” dedicata alla liberazione dall’occupazione nazista a cura di Mariarosaria Cozzolino e Teresa Vela, visitabile a ingresso gratuito fino al 31 maggio (prenotazione al numero 0815571018  oppure via mail a amiciarchivionlus@gmail.com).

In mostra articoli di giornali, cartoline, documenti universitari tratti da raccolte documentarie e archivi che ripercorrono gli avvenimenti dal 1943 al 1947. Come un supplemento del Roma del 1943, ristampato due volte per le numerose richieste del pubblico, che riporta articoli di Emilio Scaglione che incita i napoletani a non arrendersi e che accusa le autorità militari preposte alla tutela di Napoli di essere venute meno al loro dovere e onore. Di aver disarmato e disperso le truppe, vuotando le caserme, consegnando così Napoli al nemico, violando le clausole dell’armistizio e gli ordini di Badoglio che imponevano la resistenza. I cittadini avevano invece preso le armi e avevano combattuto contro i tedeschi. Così come avveniva a Nola dove il 10 settembre 1943, quando dopo l’annuncio dell’Armistizio i soldati dell’esercito tedesco ordinano agli ufficiali italiani di consegnare le armi. Al loro rifiuto, nasce un litigio che ha come conseguenza l’uccisione di un ufficiale tedesco. Per vendicare il loro ufficiale, il giorno dopo, i tedeschi uccidono un ufficiale italiano che sventola bandiera bianca e ne scelgono altri 10 da fucilare. Venti giorni dopo un gruppo di cittadini nolani attaccano la caserma procurandosi le armi per lottare contro i tedeschi. Il 12 settembre truppe tedesche incendiano l’Università di Napoli, in particolare l’edificio dove erano il Rettorato, la Direzione Amministrativa, le segreterie e la presidenza di alcune Facoltà e nell’ Archivio di Vittorio Amicarelli conservato presso l’Associazione sono conservati documenti che testimoniano i danni dell’incendio, e delle razzie delle truppe tedesche nella Facoltà di Architettura a Palazzo Gravina che diventa poi sede del Comando Alleato.
Una sezione della mostra è stata dedicata alle vicende di Montecassino, dove furono portate opere preziosissime tra cui il Tesoro di San Gennaro. Opere messe in salvo grazie al generale il generale Frido von Senger un Etterlin che dirottò i camion sui quali furono messe tutto il patrimonio custodito nell’Abbazia verso il Vaticano.

Altri articoli che ripercorrono gli avvenimenti dal salvataggio delle opere alla distruzione dell’Abbazia: si conservano le cartoline che furono vendute per finanziare, in seguito, la sua ricostruzione.

Riguardo alle opere salvate e recuperate dai nazisti è presente il discorso di Guido Conella tenuto il 9 novembre 1947 alla Farnesina per la cerimonia dell’inaugurazione della Mostra delle opere di arte recuperate in Germania. Erano presenti alla cerimonia il Presidente della Repubblica De Nicola, il Presidente del Consiglio De Gasperi, i membri del Governo e del Corpo diplomatico, il gen. Clay governatore della zona americana della Germania. Dalla raccolta Raimondi sono state scelte, infine, fotografie del 1943 che ritraggono soldati in libera uscita, seduti ai tavolini di un bar nella Galleria Umberto o nei pressi dei gradini a chiacchierare. Alcuni scorci di via Caracciolo e della Galleria Umberto e il Teatro San Carlo.

Il 1943 va anche ricordato per una serie di avvenimenti che hanno avuto ripercussioni per decenni e, nel caso dell’incendio delle 866 casse dell’Archivio di Stato di Napoli, ne avranno per sempre. La perdita di questo materiale documentario (codici, pergamene, libri, sigilli, etv.) ha causato la scomparsa della memoria scritta della città e del regno di Napoli dal periodo del Ducato bizantino all’Unità d’Italia. Scomparve, cioè, tutto il materiale che anche fortunosamente aveva superato i mille anni dalla sua formazione, come ad esempio le pergamene in lingua greca. Fu distrutta così la possibilità di trasmettere memorie importanti alle generazioni future. È stata questa la più visibile conseguenza di un delitto effettuato in dispregio di tutte le leggi di guerra, anche quelle delle rappresaglie, perché con questa scomparsa sono state tagliate le radici della storia di Napoli e di tutte le popolazioni che, in questi mille anni, hanno avuto rapporti con il Mezzogiorno d’Italia.

La mostra “Napoli 1943 tra tutela e ricostruzione” è solo la prima delle iniziative che l’Associazione Amici degli Archivi onlus metterà in campo per celebrare l’Ottantesimo anniversario delle Quattro giornate di Napoli; seguiranno mostre e convegni, per info www.amicidegliarchivi.it.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *