Il 9 maggio l’artista partenopea spegne 60 candeline e regala al pubblico un disco di inediti che è una vera e propria dichiarazione d’intenti per la salvaguardia dell’anima della canzone napoletana.
La musica napoletana sta vivendo un periodo evolutivo rivoluzionario. Da qualche anno, finalmente, le sonorità all’ombra del Vesuvio sono tornate ad essere attenzionate a livello internazionale, dettando tendenze e scalando le classifiche globali. Tuttavia, questa medaglia ha un suo rovescio, un lato oscuro e caotico: negli ultimi tempi, la parte autorale e creativa sta soffrendo, sempre più spesso svilita e appiattita da chi utilizza impropriamente e in maniera massiccia l’Intelligenza Artificiale.
È in questo contesto di disorientamento che si inserisce a gamba tesa il nuovo progetto discografico di Monica Sarnelli, intitolato significativamente “Duemilaventisei” (in uscita per la storica etichetta partenopea Zeus Record, in concomitanza con il suo 60° compleanno). Più che un semplice album, questo lavoro appare quasi come un tentativo necessario di mettere in ordine il caos, di fare chiarezza riaffermando la centralità dell’essere umano nell’arte.
Monica lo fa nell’unico modo che conosce: circondandosi di persone, di anime. Attraverso gli eccellenti musicisti, le voci e gli autori che ha coinvolto, la Sarnelli lancia un messaggio potente in difesa della sincerità della musica.
Nelle note di presentazione al progetto, l’artista evidenzia proprio questo contrasto: “In un periodo storico nel quale molta musica è pensata e realizzata in maniera ‘artificiale’ (o quasi…) – tra ‘AI’ e scelte fatte ‘a tavolino’ – ragionando e confrontandomi con il mio ‘fedelissimo’ manager/produttore Dario Andreano e poi con Espedito ed Enzo Barrucci della Zeus Record e con Nino Danisi (arrangiatore dell’album), abbiamo insieme deciso di realizzare delle canzoni che trasmettessero ‘sincerità’ sia nella scrittura che nella realizzazione”.
E la sincerità passa inequivocabilmente attraverso chi ci mette la faccia e l’anima. «Sono 45 anni che tento di arrivare al cuore della gente» dichiara con fierezza l’artista. «Il mio compito è quello di emozionare attraverso la mia voce, la mia interpretazione. Perché io mi sento soprattutto un’interprete».
”Duemilaventisei” (presentato allo Sciò Urban Lounge di Portici) è un mosaico di 10 tracce (nove inediti scritti ad hoc per lei e un brano edito dal catalogo Zeus scritto da Gigi Finizio). Per dare forma a questo manifesto di autenticità, l’interprete si è affidata a “firme storiche” come Vincenzo D’Agostino e Bruno Lanza, penne già note (Marco Fasano, Pippo Seno, Antonio Brugnano, Gaetano Arienzo) e nuovi talenti, il tutto sotto l’attenta direzione e gli arrangiamenti di Nino Danisi e il supporto di musicisti di indiscusso prestigio (Mariano Barba, Gaetano Diodato, Claudio Romano, Maurizio Fiordiliso, Sasà Piedepalumbo, Enzo Anastasio, Enrico Rispoli, Margherita Marinelli).
La coerenza di questo progetto, che rifugge le logiche degli algoritmi, si evince anche dalle scelte di marketing: in un’epoca dominata dallo “snack content”, la Sarnelli e il suo team hanno deciso di non far precedere l’album da alcun “singolo” di lancio. La convinzione è che ognuna delle dieci canzoni abbia una sua forza e una sua importanza, e per questo ogni traccia riceverà la sua visibilità via via nel tempo.
”Duemilaventisei” è un disco che probabilmente non rincorrerà i milioni di streaming generati dai bot, ma che ha un obiettivo ben più ambizioso: restare. Un lavoro arricchito da una toccante dedica a “chi non c’è più”, a testimonianza che il dolore insegna a coltivare ciò che vale davvero.




