Napoli, da sempre laboratorio culturale vibrante, ha ospitato la presentazione di “Braccata”, il nuovo thriller di Marina di Guardo edito da Mondadori. L’evento si è tenuto nella cornice del prestigioso Gran Caffè Gambrinus, all’interno delle nuove sale di via Chiaia che, per l’occasione, sono state aperte eccezionalmente al pubblico per la prima volta. La serata è stata organizzata dal giornalista Alessandro Iovino in collaborazione con la Rosa Benincasa Management, che ne ha curato anche l’impianto creativo.
Ad aprire l’incontro è stato lo stesso Iovino, che ha sottolineato il valore simbolico del luogo prescelto. A fargli eco è stato Michele Sergio, rappresentante del Gambrinus, il quale ha ricordato come il locale sia un caffè letterario che ha attraversato la storia culturale del Paese, frequentato in passato da intellettuali del calibro di Oscar Wilde e ancora oggi custode di un’identità viva e votata al confronto.
Alessandro Iovino ha poi evidenziato come l’apertura di una nuova sala attraverso un evento letterario aggiunga un valore ulteriore all’incontro. L’idea di presentare qui il romanzo è nata in modo immediato durante il confronto con l’autrice, poiché lo spazio riflette perfettamente il senso di un’opera che esplora i temi dell’esposizione pubblica e del giudizio collettivo.
Nel dialogo con la scrittrice, Iovino ha guidato il pubblico nel processo creativo di Braccata, soffermandosi sul rigore narrativo richiesto dal genere thriller e sulla capacità dell’autrice di coniugare tensione e profondità psicologica. Accolta da una platea attenta, Marina di Guardo ha raccontato la genesi del suo decimo romanzo, dichiarando il suo profondo legame con la città di Napoli. Il libro nasce dall’idea di una vacanza in Sicilia che si trasforma in tragedia: attraverso la scomparsa di una ragazza, la protagonista viene trascinata in un incubo fatto di sospetto e dolore.
L’autrice ha descritto un lavoro di scrittura lungo e strutturato, caratterizzato da una trama precisa e da un finale concepito come una vera sfida al lettore. Secondo la scrittrice, la chiusura della storia deve essere intrigante e spiazzante, rendendo la scoperta dell’assassino un compito estremamente difficile per chi legge.
All’incontro ha partecipato anche la scrittrice Sara Clafardoni, che ha offerto una lettura intensa e contemporanea dell’opera. Ha definito il thriller un libro “potente” che continua a scuotere il lettore anche dopo la fine della lettura, poiché la protagonista, Angela, diventa la preda ideale di un sistema che non ammette la complessità dell’essere umano. Il titolo stesso è stato interpretato come una dichiarazione civile: una parola dura che descrive perfettamente lo schiacciamento dell’individuo ridotto a semplice maschera o colpevole ideale.
In chiusura, Marina di Guardo ha ribadito la volontà di affrontare il tema del giudizio mediatico e sociale poiché è un fenomeno che riguarda tutti, dove basta un attimo per essere risucchiati in una narrazione distorta. La serata, arricchita dalle note del sassofonista Giuseppe Bove, ha trasformato la presentazione in un autentico salotto letterario, confermando il Caffè Gambrinus come punto d’incontro d’eccellenza tra la tradizione storica e la cultura contemporanea.




