Giornalista, autrice e aviation storyteller, Marianna Bonavolontà ha costruito un percorso professionale singolare, cresciuta respirando i valori dell’Arma Azzurra. Figlia del celebre pilota caccia “Goodwill”, negli anni ha consolidato il proprio legame con le istituzioni aeronautiche diventando Madrina del G.91 PAN, del 58° Corso AUC, Dama d’Onore dell’ANUA (Associazione Nazionale Ufficiali dell’Aeronautica) e Responsabile delle Relazioni Esterne per il Dipartimento Attività Aeronautiche dell’Associazione Arma Aeronautica. Attualmente collabora con FlyEurope.Tv ed è stata madrina e giudice della MAV (Manifestazione Aerea Virtuale).
Il suo profilo poliedrico unisce discipline apparentemente distanti: vicecampionessa mondiale di Kung Fu e ideatrice del progetto ChicAdvisor®, ha saputo trasformare la passione per il racconto in una cifra distintiva, conquistando il pubblico con la saga letteraria La ragazza col Genio e con il format Un Caffè al Volo, premiato per la qualità della sua divulgazione. Questo percorso, che intreccia rigorosa informazione, cultura e aviazione, la porta oggi tra gli ospiti di rilievo della sedicesima edizione del Social World Film Festival di Vico Equense, prestigiosa rassegna cinematografica dedicata al cinema sociale.
La sua carriera nel giornalismo nasce sulle pagine del settimanale Ora, dove per due anni ha firmato la rubrica “Il mondo di Marianna”, intervistando grandi protagonisti dello spettacolo come Sandra Milo e Maria Giovanna Elmi. Da lì sono arrivati la conduzione del telegiornale e, successivamente, una scelta quasi naturale: raccontare il mondo dell’aviazione, la passione che la accompagna fin dall’infanzia. Oggi approda al Social World Film Festival, una manifestazione che mette al centro il valore umano attraverso il cinema. Quanto c’è di questo percorso nel suo modo di raccontare le persone e le loro storie?
In realtà credo che il filo conduttore sia sempre stato lo stesso: la curiosità verso le persone e il desiderio di raccontarne l’essenza. Gli anni trascorsi al settimanale Ora mi hanno insegnato che dietro ogni volto noto c’è una storia fatta di emozioni, sacrifici e umanità. Un insegnamento che ho portato con me nella conduzione del telegiornale e che oggi continua nel racconto del comparto aeronautico.
L’aviazione è la mia passione da sempre, ma non mi interessa descrivere soltanto gli aeroplani o le imprese di volo: mi emozionano le donne e gli uomini che vivono quel contesto, i valori che rappresentano, la loro capacità di ispirare le nuove generazioni. È lo stesso approccio che ritrovo nel Social World Film Festival. Il cinema sociale, come il giornalismo quando è fatto con sensibilità, non si limita a informare: crea empatia, conserva la memoria e invita a guardare la realtà con occhi nuovi. Essere parte di questo festival significa ritrovare quella stessa missione che accompagna ogni mio progetto: dare voce a storie autentiche che possano lasciare un segno in chi le ascolta.
L’UNICEF Italia patrocina l’edizione 2026 del festival. Cosa ne pensa dei progetti legati al sociale?
Ho sempre avvertito una particolare sensibilità verso il sociale e l’ambiente. Nel tempo ho partecipato a diverse iniziative benefiche e di volontariato: sono stata referente di Plastic Free per Termoli, contribuendo ad attività di sensibilizzazione e raccolta della plastica; durante l’emergenza Covid ho promosso il progetto “Regalo Sospeso” a sostegno di artigiani e piccole imprese, e ho preso parte a charity event come il Christmas Market, i cui fondi sono destinati ai bambini oncologici. Sono esperienze che mi hanno arricchita dal punto di vista umano, dimostrando quanto anche un piccolo gesto possa fare la differenza.
Le grandi manifestazioni hanno una responsabilità importante, per questo considero significativo il patrocinio dell’UNICEF Italia. Quando una realtà di questo spessore affianca un evento culturale, il messaggio acquista una forza diversa: la cultura, il cinema e l’arte diventano strumenti capaci non solo di emozionare, ma di generare consapevolezza e coinvolgere la collettività in valori universali come la solidarietà, l’inclusione e la tutela dei più fragili.

Tra i passati red carpet, l’ultimo a Vico Equense, la scrittura del terzo libro e il brevetto di volo: come fa a far coesistere il glamour con la cabina di pilotaggio?
La moda, la scrittura e il volo sono tre modi diversi di sviluppare la stessa narrazione e di esprimere l’identità. C’è chi mi conosce attraverso i miei libri, chi per Un Caffè al Volo, chi mi incontra su un red carpet e chi mi vede aggirarsi tra gli hangar. In realtà, queste esperienze sono unite dalla medesima curiosità e dal desiderio di mettermi continuamente in gioco.
È proprio questo senso di libertà che ritrovo in tutto ciò che faccio. Passare da un ambiente all’altro non mi disorienta; al contrario, mi stimola e mi arricchisce. Il segreto risiede semplicemente nell’organizzazione. Ogni momento della giornata ha il suo spazio e, con passione e disciplina, ogni tassello trova il proprio equilibrio. E se si intravede il rischio di burnout? Esco a spasso con i miei cani, stacco la spina, ritrovo il mio centro e la spinta per ricominciare con più motivazione di prima.



