Perché solo ascoltando e comprendendo i suoni, le vibrazioni, il significato delle parole della lingua di un popolo, di questo potranno esserne appresi davvero costumi e tradizioni, la sua storia. Il dialetto ha una sua validità, un suo significato insostituibile, un suo fascino e in “Vèfio” trova un dizionario dal procidano all’italiano per rendere lo specchio della cultura di un gruppo etnico, l’immagine del suo vivere la vita di tutti i giorni e del suo divenire nel tempo la testimonianza degli eventi storici che l’hanno interessato.

Arrivato alla sua terza edizione per Fioranna (prima edizione febbraio 1976, Arturo Berisio Editore; seconda edizione dicembre 2000, Alfredo Guida Editore), casa editrice napoletana, la si può definire come un’opera fondamentale per capire lingua, costumi, tradizioni, storia dell’isola Capitale della Cultura 2022.

Ed è così che mentre il mondo globalizzato spinge attraverso i mezzi di informazione, i facilitati rapporti umani fuori dall’ambito del campanile e l’istruzione di massa verso la formazione di un idioma nazionale pianificato, ecco la terza edizione di un volume che cerca di rafforzare le radici, grazie anche ad una fioritura di studi e a un rinnovato interesse per il parlare dialettale. Intitolando “Vèfio” – che in dialetto procidano significa “il muretto di terrazzi e loggiati” dal quale ci si sporge – questo glossario, implicitamente sembra che il Parascandola abbia voluto proprio indicare ciò al quale ci si può con fiducia appoggiare per sporgersi appunto incontro al vario e incantevole paesaggio, alla selva di gente e di cose che via via si può andare rintracciando e individuando nella storia e nel folclore procidano.

La prefazione
La prefazione del volume, firmata dal sindaco di Procida Raimondo Ambrosino e dal delegato alla cultura del comune isolano Michele Assante del Leccese, recita così:

Sul significato di “dialetto” si sono pronunciati diversi linguisti nel corso degli anni. A noi, delle tante interpretazioni che sono state date, piace molto la frase che recita: “Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina”. Essa indica come il dialetto, a differenza della lingua ufficiale, non dipende tanto dalla fonetica, dalla grammatica e dalle altre regole che lo gestiscono ma ha uno stretto legame con la comunità che lo parla e con la sua capacità di esprimere un obiettivo identitario. Non essendoci nulla di più importante dell’identità di un popolo, risulta così necessaria la conservazione del proprio dialetto: preservare il proprio vernacolo vuol dire conservare la propria anima, ciò che caratterizza un popolo. Vittorio Parascandola (1919-1993) medico, scrittore, sindaco, uomo colto, elegante, grande osservatore della vita procidana e che amava l’isola più di se stesso, questo lo sapeva bene. Una volta ebbe modo di scrivere: “L’isola non è lo scoglio ma è dentro di noi! È quella specie di stato di grazia che te la fa vedere piacevole in tutti gli aspetti suoi, la tua vita! È la serena soddisfazione intima che te lo fa sentire diverso il rapporto con gli uomini e le cose! È la gioia di vivere! È la sicurezza del domani”. Il libro Vèfio ci riporta questo amore per i particolari, per le piccole cose, per l’isola, gli isolani e, naturalmente, per il nostro vernacolo. Ecco quindi come il Vèfio Folk-glossario del dialetto procidano è un’opera che merita assolutamente di rivedere la luce in questa nostra collana procidana. Riedizione per cui dobbiamo ringraziare Mara Olevano, nipote del Parascandola, e la casa editrice Edizioni Fioranna. Anche perché, come scrive lo stesso autore nella sua introduzione originaria: Il dialetto muore: a Procida come ovunque! Contribuiamo allora, nel nostro piccolo, con tutto ciò che è in nostro potere ad allungargli la vita».

 

Note sull’autore: Vittorio Parascandola (Napoli 1919 – Procida 1993)
È stato un medico chirurgo, intellettuale, leader politico, giornalista e scrittore. È stato tra i fondatori del periodico locale «ProcidaOggi», autore del Vefìo Folk-glossario del dialetto procidano e di altri romanzi come L’isoladentro (JN, 1985), La poltrona rossa (Genesi,1991), e la traduzione del Vangelo di San Marco. Ha da sempre avuto un amore incondizionato per la sua terra, infatti sulla tomba ha voluto fosse scritto “Amò Procida”. La sala consiliare del Comune di Procida è a lui dedicata.

 

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