Dalla musica al cinema, dai radiodrammi al teatro sino alla cattedra di Teatro musicale al Conservatorio Martucci di Salerno. Patrizia Di Martino, attrice, cantante e regista partenopea, si racconta a partire dalla famiglia, con il papà Aladino, compositore di musica, fino agli spettacoli con Massimo Ranieri, Lina Sastri, Mariano Rigillo, Renato Carpentieri (solo per citarne alcuni), sino alle grandi serie tv Rai come L’Amica Geniale o al cinema con Vincenzo Salemme. Sempre in giro, tra un palco e un set, o davanti a un microfono, per comunicare le proprie emozioni ed esprimere le proprie idee.
Da bambina a donna, come si è evoluto o come è cambiato il suo rapporto con la musica?
Sono cresciuta in una casa dove la musica c’era dalla mattina alla sera, tra i vocalizzi e le arie d’opera cantate da mia madre, con mio padre che l’accompagnava al pianoforte, e un continuo via vai di futuri musicisti con annesse prove nel salottino di casa. Riccardo Muti, Daniele Sepe, giusto per fare qualche nome… Mio padre era un compositore e un didatta e mi mise al pianoforte a 7 anni, ma non amavo stare alle regole della musica classica, per cui lasciai. Per tornare alla domanda, da bambina la musica la subivo naturalmente in modo passivo; da grande invece la vivo e la scelgo.
Lei spazia dalla musica al teatro, dal cinema ai radiodrammi: quando un’artista si definisce versatile?
Quando è capace di tessere come una ragnatela il proprio talento. Per me è stata un’evoluzione. Mi spiego: dalla musica ho scoperto l’arte di recitare e poi, dopo anni di teatro, mi sono confrontata con la regia; poi ancora ho sentito l’esigenza di scrivere il “mio teatro”, per cui sono diventata anche autrice. Dentro tutto questo percorso c’è l’attrice di radiodramma per Rai International, il doppiaggio, il cinema e la tv.
Ha lavorato con tanti protagonisti della scena italiana, ci racconta un aneddoto che la lega a uno di questi?
A 18 anni mi presentai a un’audizione per uno spettacolo di Mariano Rigillo. Nessuno mi aveva detto che sul palcoscenico non ci si presentava con bermuda e scarpe da ginnastica. Mariano non mi fece neanche aprire bocca e mi buttò fuori. Aveva ragione. Oggi ai miei allievi di teatro è la prima cosa che dico: il teatro è sacro e il rispetto lo mostri da come sali sul palcoscenico, dalle scarpe al vestito, fino al portamento. Così, nel 2016, quando mi sono ritrovata a lavorare con lui nell’Orestea, diretta da Luca De Fusco, i suoi complimenti mi hanno davvero emozionata. La cosa bella è che lui non sa quanto sia stato importante nella mia crescita professionale.
Un ricordo di un suo spettacolo che le è rimasto dentro e un ricordo di uno spettacolo che ha visto che le è rimasto dentro
Lo spettacolo che ho nel cuore più di tutti è Erik e Suzanne, il primo lavoro che feci con Renato Carpentieri: recitavo, suonavo e cantavo e, soprattutto, raccontavo una storia a me vicina. La storia di due artisti: il musicista Erik Satie e la sua donna, l’artista Suzanne Valadon.
Di spettacoli visti e piaciuti ce ne sono tanti, amo molto le compagnie straniere. Imitation of Life, del Proton Theatre, visto al Bellini, fu stupendo.
Cosa sta preparando in questo momento e dove potremmo vederla in scena?
Dal 2008 porto avanti spettacoli dove la donna, nella sua complessità, è protagonista. Tra marzo e maggio sono in scena con Niente è come sembra, un monologo tratto da un racconto di Zyranna Zateli, al Piccolo Teatro Goldoni di Roma e poi anche a Pozzuoli, al Teatro Sala Molière, il 30 e 31 maggio. Sempre a maggio darò vita a Luisella, personaggio creato dallo scrittore Nando Vitali, con l’adattamento e la regia di Alessia Magliacane.
Nel frattempo sto lavorando ai miei nuovi debutti: uno di questi avverrà il 18 settembre, nella rassegna Anacapri Sguardi Teatrali, con lo spettacolo dal titolo La perla, il porco… e l’amore che dipingeva parole, su Beatrice Hastings e Amedeo Modigliani.




