Il Bracco, teatro posto nel cuore vivo e pulsante della Napoli popolare, ha ospitato, dopo l’esordio al Campania Teatro Festival, il ritorno intenso e struggente di Alluccamm scritto e diretto da Luca Pizzurro (lo spettacolo si è incarnato anche in un libro, scritto interamente in lingua napoletana, edito da Gremese). 

La narrazione si apre con l’ululato di una sirena, che annuncia un nuovo attacco aereo. Un suono lugubre divenuto a noi familiare attraverso le immagini che le televisioni ci rimandano in questi giorni bui.
Tutti fuggono nei rifugi, per paura delle bombe, ma Dolores rimane chiusa nel suo basso, buio e umido, e tiene serrata tanto la porta d’ingresso quanto quella del suo cuore. 

Dolores è una donna dal gran cuore – racconta Andrea Fiorillo che la interpreta, lui che di quei quartieri è figlio e ne conosce umori, atteggiamenti e gesti -. Ma si è indurita e non ha più sogni. Ha una sua consapevolezza della realtà e sa che oltre un certo limite non ci si può spingere. Non a caso ripete spesso la frase basta“. 

Dolores è nata dalle ceneri del piccolo Ferdinando, scugnizzo che amava correre per sfuggire al dolore e alle vessazioni della sua stessa madre, che lo costringeva a prostituirsi a soli 9 anni per soddisfare le voglie proibite di laidi vecchi.  A Dolores non è dato piangere: infatti è dura, scostante, cinica, aspra. Il suo è un grido soffocato, divenuto muto. Sua amica, pur se costantemente trattata come un’ospite indesiderata, è Iolanda. Sognatrice e tenera, Iolanda rifugge dalla cattiveria e dalle brutture del mondo, astrandosi in un universo tutto suo. 

Al contrario di Dolores – dice Mauro Collina che le dà anima e sangue – Iolanda le sue emozioni le mostra tutte. È il suo specchio. La parte negata e rinnegata di Dolores“. 

Forse c’è stato un momento in cui Dolores ha creduto di poter finalmente sognare: quando è diventata una sciantosa, con il nome di Reginella, desiderata e invidiata. Ma questo sogno è svanito presto, sfiorito come le foglie secche che le due si trovano a calpestare durante le prove di uno spettacolo ideato per i tedeschi, solo per poter prendere dei generi alimentari e sottrarsi alla miseria (un tentativo rivelatosi pericoloso e sanguinoso).

Tornare a teatro in questi tempi bui – evidenzia Andrea – potrebbe sembrare improprio. In realtà mai come oggi ne abbiamo bisogno, così come della poesia“.

Emozionalmente a dominare sono sentimenti come la paura, la vergogna, il senso di isolamento e di costante non appartenenza. Quell’odiosa percezione di trovarsi sempre dalla parte sbagliata. Ma a essere affrontato con coraggio, persino con sanguigna veemenza, e anche il desiderio di maternità. 

Voluta dall’una, rinnegata dall’altra, per non far condividere alla piccola Rosaria il medesimo destino di reietti, di coloro che vengono additati come errori divini, come anime incarnatesi in corpi sbagliati, che hanno sfidato persino Dio, nel doloroso tentativo di allineare la propria identità corporea a quella psicologica.  Attraverso il dolore, i sogni negati e infranti, il desiderio di poter essere madri e figlie dell’amore e non della violenza, Dolores e Iolanda scoprono e riscoprono il coraggio di guardarsi finalmente negli occhi e di accettarsi fino in fondo per quello che sono. Da questo nasce un autentico sentimento di solidarietà e di sorellanza: la stessa che domina tutto lo spettacolo, arricchito dalle intense musiche e dai testi di Enzo Gragnaniello e da alcune canzoni d’epoca.

Oggi – ribadisce Mauro – scontiamo gli effetti di un paradosso. Siamo immersi in una società della comunicazione, costantemente bombardati di informazioni, ma non comunichiamo più tra noi in maniera autentica, perché non usiamo più gli occhi“. 

Alluccamm tornerà in scena a Bari al teatro Abeliano, sabato 26 marzo, e a Salerno, al teatro Charlot, domenica 27 marzo. 

Tania Sabatino

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