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I vini di Selvanova: sociali, biologici e a km0

Sono vini biologici e a chilometro zero, e raccontano una storia sociale: il progetto di Selvanova, azienda di Castel Campagnano (Caserta) del gruppo di imprese sociali Gesco, presentato questa mattina presso il Gran Caffè La Caffettiera, in piazza dei Martiri.

All’incontro hanno partecipato: il presidente del gruppo di imprese sociali Gesco, Sergio D’Angelo; la pittrice Alessandra Illiano, autrice delle etichette dei vini; l’attore Massimiliano Gallo; e l’oncologo Paolo Antonio Ascierto cui è stato consegnato un riconoscimento per il suo impegno nella ricerca.
Selvanova è un’azienda biologica vitivinicola che ospita un agriturismo e una fattoria didattica, avviata nel 1997 da Antonio Buono e presa in gestione dal gruppo Gesco due anni fa, con l’obiettivo di rivitalizzarne le attività tradizionali e di realizzarvi una comunità per adolescenti a rischio.
A Selvanova, che si estende per circa 50 ettari sulle colline attraversate dal Volturno,  viene praticata una viticoltura sostenibile che intacca il meno possibile, con l’azione umana, quello che la natura ha formato in migliaia di anni. Qui vengono prodotti quattro tipi di vino (Pallagrello Bianco, Pallagrello nero, Fiano, Aglianico e Cabernet Sauvignon) e olio biologico, oltre che miele e paté di olive caiazzane. Il vino è l’anima centrale di Selvanova, che è anche agriturismo e fattoria didattica.

Le etichette dei vini Selvanova ne raccontano la storia attraverso l’immaginario artistico dei quadri di Alessandra Illiano, giovane pittrice formatasi nel laboratorio artistico del Centro Diurno Dipartimentale di Riabilitazione Aquilone (del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 Centro, gestito da Gesco attraverso la cooperativa Era). Coloratissimi e postmoderni insediamenti urbani sulle sponde del fiume, nel mezzo del quale c’è la rappresentazione grafica e stilizzata di una zattera, divenuta il logo aziendale.

Da qualche anno abbiamo esteso il raggio d’azione dall’area del disagio a quella dell’agio, che poi è strettamente legata alla prima – spiega il presidente di Gesco Sergio D’Angelo -. Lo abbiamo fatto soprattutto con un grande investimento nell’integrazione sociale, nella cultura, negli eventi, nel turismo e tempo libero, nella ristorazione. Oltre al ristorante Il Poggio, che nasce da un’operazione di rigenerazione urbana e sociale, lo facciamo oggi presentando i vini biologici dell’azienda Selvanova che ospiterà a breve anche una comunità di accoglienza per adolescenti problematici”. “Oggi occuparsi di salute e ambiente – conclude D’Angelo – significa pure preoccuparsi di ciò che arriva sulle nostre tavole, e sicuramente i vini di Selvanova sono biologici e genuini. Questa iniziativa ha poi un valore aggiunto in fatto di bellezza: le bottiglie di questi vini sono impreziosite dai disegni di Alessandra Illiano, una ex utente di un nostro centro di salute mentale, le cui opere sono state anche esposte al Pan. Insomma, dietro al vino che presentiamo qui oggi c’è molto di più”.

Sono quattro vini declinati in chiave assolutamente contemporanea – ha spiegato l’enologo Gennaro Reale –. Si va da quelli più strutturati a vini più leggeri, a gradazione alcolica minore, adatti alle diverse esigenze e ai diversi gusti. La Corda di Luino Rosso è composto da un uvaggio prevalentemente  di Pallagrello Nero, con dieci per cento di Aglianico e altrettanto di Cabernet. Si passa poi ai bianchi con La Corda di Luino Bianco, prodotto con Pallagrello Bianco al 70% e Fiano al 30%, e lo spumante Londro Bianco, 100% Fiano, per finire con il rosè, il Londro Rosato, ottenuto da uve all’ 80% Pallagrello Nero e 20% Aglianico”.