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Far ridere è una cosa seria!

Edoardo Romano, attore teatrale, televisivo, cinematografico, ha partecipato insieme al popolare trio “I Trettrè” a molti programmi della scena comica e di intrattenimento dagli anni ’80 ai 2000 come DRIVE IN e Buona Domenica. Pupi Avati l’ha voluto in IL CUORE ALTROVE, LA RIVINCITA DI NATALE, LA SECONDA NOTTE DI NOZZE, IL PAPA’ DI GIOVANNA.

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Maikol Arcarisi: l’intervista!

L’intervista al cantautore Maikol Arcarisi per il nuovo singolo Non so se amarti. “Ho scelto di interpretare questo brano – dichiara il cantautore – perché ho voluto condividere una mia esperienza personale di forte emotività.” – continua – “E’ un brano che ha segnato e chiuso un momento importante della mia vita e che mi ha proiettato nel futuro. Penso sia una situazione che molte coppie vivono e non trovano il coraggio di affrontare

 

 Chi è Maikol e quando nasce la sua passione per la musica?

Maikol è un timido fragile romantico sognatore, che fin da piccolo ha trovato rifugio nella musica, prima come ascoltatore, perchè ogni qualvolta vi fosse un emozione forte , una situazione emotivamente pesante , i primi amori soprattutto non corrisposti, andava ad ascoltare una canzone che dava una colonna sonora a quel preciso momento. Poi in un secondo momento sentivo l’esigenza di esternare le emozioni, e iniziai a cantare sulle canzoni e ne traevo tanto benessere.

 

Fuori la voce è stato il tuo primo premio arrivato nel 2015. Raccontaci. 

si proprio nel 2015 quel premio inaspettato perchè cantavo solo di cuore senza usare granché la tecnica, mi ha dato la carica e la motivazione di andare avanti, migliorarmi e cercare i live per avere sempre un confronto con il pubblico che mi ascoltava.

 

“Un minuto per vincere” è il programma presentato da Max Giusti su RAI 1. Come ricordi la tua esperienza?

una parola sola Inverosimile . Da un ennesimo casting cui pensavo fosse musicale si presentò questo provino, che alla fine mi incuriosì mettendomi ancora alla prova, ed in un periodo molto particolare della mia vita, posso dire che mi ha rigenerato ed aiutato anche economicamente, vincendo quella puntata. Devo molto al programma agli autori , a tutto lo staff che mi è stato vicino e anche a Max Giusti che mi ha accompagnato in quella bellissima esperienza , ed ogni volta che rivedo il video o ne parlo mi viene ancora ad oggi la pelle d’oca. é una delle emozioni più belle che ho vissuto fino ad ora.

 

“Non so se amarti” è il tuo nuovo singolo. Come nasce?

“Non so se amarti” è appunto il nuovo singolo che apre l’inizio di un mio nuovo progetto, è stato anche finalista del premio Mia Martini 2019. Nasce da una versione di un mio vecchio brano a cui tenevo molto ed è stato ricostruito e reso contemporaneo sia testo che base. l’ho voluto far riemergere perchè potesse essere raccontata meglio questa mia esperienza sentimentale dove penso che molte coppie si trovano spesso.

 

Quali i tuoi progetti futuri?

più che progetti ho degli obbiettivi che spero raggiungere, il progetto comunque sta nel riuscire ad arrivare al pubblico con dei brani davvero unici, perchè sono proprio gli ascoltatori che ti danno la forza di poter anche raggiungere gli obbiettivi, ed anche ovviamente da non sottovalutare colpire l’attenzione delle case discografiche e gli addetti ai lavori.

 

A cura di Rosa Spampanato 

Albert Einstein diceva che sacrificarsi al servizio della vita equivale ad una grazia. Rocksottoassedio l’intervista!

Rosa Spampanato ha intervistato per il Magazine VanityHer la tribute band Rocksottoassedio dedicata a Vasco Rossi. Nati nel 2003 dalla passione per la musica oggi i Rocksottoassedio si racconteranno a noi e a voi lettori in una bellissima intervista. Raccontateci un po di voi? Chi sono i Rocksottoassedio? 

Siamo un gruppo di amici che condividono la passione per la musica e soprattutto un metodo di lavoro dove l’interazione, il valore dei legami, l’influenzamento reciproco e la coesione , rappresentano le fondamenta su cui abbiamo costruito il nostro rapporto. Quando nasce la band?

Nell’agosto 2003. Dopo qualche incertezza nella ricerca del genere musicale da suonare, è emerso con chiarezza che la strada che intendevamo percorrere fosse quella  della tribute band di Vasco Rossi. In questa band si sono avvicendati molti musicisti, attualmente la formazione vede alla Voce Mirko Renda, alla batteria Marco Lombardo, alle tastiere Claudio Catanzani, al basso e ai cori Francesco Barberini, alla chitarra solista Stefano Ciotola ed in fine alla chitarra ritmica Luigi La Rocca che è anche il fondatore di questa Band. Quanti e quali sacrifici per amore della musica?

Albert Einstein  diceva che sacrificarsi al servizio della vita equivale a una grazia. Per  noi aver fatto dei sacrifici per la musica equivale ad aver ricevuto  una grazia. Scherzi a parte. E’ normale che quando si coltiva una passione qualche sacrificio bisogna farlo e a volte lo devono fare anche le persone a noi vicine , ma le soddisfazioni che viviamo ci ripagano ampiamente

Al di fuori della band cosa fate?

Molti di noi sono nel campo della musica chi come insegnante chi come musicista professionista e compositore, altri hanno lavori nel campo dell’informatica e dell’industria. Perché questo nome, Rocksottoassedio?

Rock sotto l’assedio, era il nome di una tournèe  organizzata  nel 1995 da Vasco per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla guerra nella ex Jugoslavia. Per diversificare il nome dall’originale lo abbiamo modificato in Rocksottoassedio Quali i vostri progetti futuri?

Ne abbiamo più di qualcuno che speriamo si possano concretizzare al più presto tra cui una possibile tournèe che ci vedrà in varie piazze italiane. Prima di salutarci e ringraziarvi per la vostra presenza qui sul magazine volete aggiungere qualcosa?

Volevamo ringraziare per questa intervista e tutti i fans che ci seguono e ci supportano durante le nostre serate. Tra l’altro volevo ricordare che per chi volesse seguirci e rimanere informato sulle date dei nostri prossimi concerti, potrà farlo iscrivendosi su Facebook alla nostra pagina “Rocksottoassedio fanclub ufficiale”, oppure su Instagram digitando “@Rocksottoassedio”, o visitando il nostro canale Youtube “Rocksottoassedio” A cura di Rosa Spampanato 

Jerry Calà a Napoli parla della sua “Vita da libidine” e del suo prossimo film

Quella di scrivere un libro non è stata una mia idea – spiega Jerry Calà -, anzi io prendevo in giro i miei colleghi dicendo che ero l’unico a non aver mai scritto un libro. Poi mi ha chiamato la Sperling & Cupfer, che è una casa editrice di qualità, e ci ho fatto un pensierino: ho cominciato ad andare indietro nel tempo e mi son detto che forse ne valeva la pena. Il testo non è una biografia, ma un racconto della mia vita attraverso il quale illustro (involontariamente) bene un’epoca, quella degli anni ’70 – ’80, anni di grandi cambiamenti (ad es. da Claudio Villa si è passati ai Beatles)“. Con queste parole l’istrionico attore comico giustifica la sua scelta di scrivere il libro “Una vita da libidine“, disponibile in tutte le librerie da aprile e presentato alla libreria Mondadori Mooks di Napoli lunedì 30 maggio. “Napoli, come racconto anche nel libro, è stata per noi (ovvero io, Umberto Smaila, Nini Salerno e Franco Oppini) molto importante – racconta Jerry -. Napoli fu la prima città che ci diede fiducia teatralmente: il teatro Cilea ci ospitò per due giorni registrando sempre il pienone; poi il direttore del San Carluccio ci offrì un posto stabile nel suo teatro, che però non accettammo perchè avevamo già preso altri impegni. Napoli ha accolto molto bene anche i miei film: essendo maniaco degli incassi, telefonavo alle cassiere dei cinema, e quelle dei cinema napoletani mi rispondevano sempre che avevo registrato grandi incassi“. Alla domanda “cosa ti piace di Napoli?” Calogero Calà (è questo il vero nome di Jerry) risponde: “Tutto! Secondo me è sbagliato dire ‘il napoletano’, il napoletano è un italiano… Siamo tutti italiani, siamo un bel popolo, molto variopinto. Siamo tutti uguali! Una grande differenza che c’è tra Napoli e tutta l’Italia è che Napoli nel campo dello spettacolo è uno stato autonomo: ha un suo teatro, dei suoi artisti, che hanno un grandissimo successo e che riescono a vivere anche solo col bacino di Napoli e dintorni“.
Prima di parlare del suo libro, Jerry fa un paragone tra la comicità moderna e quella degli anni in cui lui è emerso artisticamente parlando: “La mia generazione di comici i personaggi se li inventava (vedi Pozzetto), mentre oggi quasi tutti i comici sono imitatori: quello è bravo perchè imita Berlusconi, quella perchè imita Belen, e così via. Sono bravissimi, ma una volta sarebbero stati definiti imitatori, non comici! I napoletani invece sono sempre molto personali, già il dialetto li aiuta a personalizzarsi, e quindi non hanno bisogno di imitare nessuno. Infatti non conosco molti imitatori napoletani…“.
Jerry parla anche del progetto a cui sta attualmente lavorando: “Sto per iniziare a girare un film, sia in veste di attore che di regista. Scrivendo il libro ho ripercorso tutto il periodo della mia vita di gruppo con i ‘Gatti di vicolo Miracolo’, così mi è venuta di nuovo voglia di stare con i miei amici. Siccome io e loro abbiamo una certa età il film si chiamerà ‘2016: Odissea nell’Ospizio’; si tratta di una storia vagamente autobiografica in cui io, Umberto e Franco ci ritroviamo per forza di cose in una casa di riposo. E’ un film molto divertente, ma anche molto legato all’attualità in quanto tra i protagonisti c’è il direttore dell’ospizio che spende al gioco tutto il budget della struttura (esempio di malasanità), poi ad un certo punto il comune decide di mandarci una decina di profughi e ne vien fuori una convivenza strana e divertente“.
Ritornando all’argomento “libro” Jerry parla della scelta che lo ha portato ad accostare ogni città in cui ha vissuto ad un genere musicale: “Ho dedicato ogni capitolo ad una città in quanto la mia vita è sempre stata in viaggio, sin da piccolo, perchè mio padre faceva l’interprete e, quindi, veniva continuamente trasferito, e poi io, grazie al mio lavoro, sono sempre stato in giro. Sono di origini siciliane, vengo da Catania, mi chiamo Calogero; poi vado a vivere con la mia famiglia a Milano, poi a Verona, poi vado a studiare a Bologna… A ogni città ho voluto assegnare un genere musicale legato all’argomento del capitolo, al tono“.
Jerry parla poi del titolo del suo libro: “Una vita da libidine perchè io la vita l’ho un po’ mangiata e ancora voglio assaporarla; poi la ‘libidine’ è stata uno dei miei tormentoni. Il messaggio che vorrei trasmettere, soprattutto ai giovani, è ‘avere fame di vita, di futuro, di realizzazione’, senza lamentarsi o aspettare chi dovrebbe preparare loro il piatto del futuro. Chi ha un sogno se lo deve andare a prendere, come abbiamo fatto noi (quando non c’erano i reality) con le unghie e con i denti“.
Il famoso attore comico conclude il suo intervento a Napoli con una riflessione sulle sue origini ed in generale sul Sud Italia: “Le mie origini sono importanti, le origini te le porti dietro tutta la vita. La mia sicilianità, anche se non si sente nell’accento, mi è rimasta dentro. Una cosa che mi piace in generale del Sud è l’amore che la gente ha per i nonni: in Sicilia, come a Napoli, è difficile trovare tanti vecchietti negli ospizi. Di questa cosa ne vado fiero, è una delle cose che fa una grande differenza tra Nord e Sud“.

A tu per tu con Riccardo Scamarcio

Il bullo bello e sentimentale di “Tre metri sopra il cielo”, Riccardo Scamarcio, è cresciuto ed è divenuto uno degli attori più promettenti del cinema italiano. Lo abbiamo incontrato in occasione del Social World Film Festival – importante rassegna cinematografica che si svolge ogni anno a Vico Equense (Napoli)-, ove abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui e gli abbiamo “rubato” qualche scatto…

 

Come si fa a diventare attori?
Il mestiere dell’attore è un mestiere come un altro. E’ importante trovare uno spazio dove in protezione iniziare.  Il teatro o le scuole sono  modi sicuri per iniziare.

E i reality?
Il punto è che non ci si può esibire subito se prima non si capisce la bellezza del mestiere dell’attore, come quella del mestiere di cantante, etc. I reality hanno questo handicap. Perciò penso che bisogna iniziare da un contesto protetto.

Prossime tappe? Prossimi obiettivi?
Ho fatto dei lavori fuori, in Inghilterra. Sto producendo un altro film. Esco fuori da un anno di lavoro intenso. Ora mi sto godendo qualche mese di pace, e non mi sembra vero!

Per te la bellezza ha rappresentato un vantaggio o un limite?
Penso 50 e 50. La bellezza per sedurre è importante, e un attore deve creare illusioni, sogni… Ma bisogna anche distaccarsi dal concetto “E’ bello, ma non balla!”.

L’amore  c’è sempre nei tuoi film…
Si, l’amore c’è sempre! Alcune dinamiche di coppia per raccontarle bisogna averle vissute in prima persona, e non è semplice… Ad esempio, in tal senso mi sono trovato particolarmente bene con Jasmine Trinca, che mi ha affiancato in uno dei miei ultimi film “Nessuno si salva da solo”.

Preferisci di più un film comico o drammatico?
Senza ironia saremmo tutti più tristi, tuttavia propendo per il genere drammatico. Quando vediamo un film drammatico ci emozioniamo, piangiamo, insomma ci liberiamo!

Tra tutti i film a cui hai partecipato, qual è quello che più ti ha segnato?
Ho fatto molti film importanti, film che mi hanno permesso di vivere delle esperienze, che nel bene o nel male mi hanno lasciato qualcosa, tra questi sicuramente “Tre metri sopra al cielo”, “Mio fratello è figlio unico”, “Il grande sogno”, “Verso l’Eden”.

Da “Tre metri sopra il cielo” ai giorni nostri, come è cambiato Scamarcio?
“Tre metri sopra il cielo” fa parte della mia storia. Da allora sono cresciuto, sono meno impulsivo, sono serenamente inquieto.

Qualche aneddoto “interessante” riguardante le attrici che ti hanno affiancato?
Ce ne sono tanti, tutti un po’ piccanti però…

Che cosa è per te l’Eden?
Per me il paradiso è nella vita rurale: mangiare bene, dormire…

Il tuo punto di vista sul mondo di internet…
Oggi viviamo un rapporto molto forte con l’immagine, con la voglia di voler apparire, da qui il successo di internet, dei social. Bisogna evadere dalla banalità dei social network e creare qualcosa di più profondo attraverso i film.

Quando andavi a scuola come te la cavavi?
Ero un pessimo studente!

In quale musica ti identifichi?
Mi piace così tanta musica… L’aria del film “Giù la testa”, le musiche di Morricone mi fanno venire i brividi. Mi piacciono gli After Hours, poi Baglioni…