Prodotti bio, organismi di controllo sui prodotti alimentari, packaging: Fidone vi aiuta a far chiarezza su questi argomenti…

ottobre 27, 2017 / Cibo, Notizie

Fidone è uno studio legale che opera principalmente in ambito amministrativo.  Tra le tematiche di diritto amministrativo affrontate dallo studio, una delle più importanti è quella relativa al Food Law. Infatti il “diritto alimentare” è diventato ormai un cavallo di battaglia del sodalizio.

In linea generale, il diritto alimentare è fondamentalmente indirizzato alla prevenzione, al controllo dei prodotti alimentari ed è volto ad assicurare la libera e sicura circolazione degli alimenti, non solo all’interno del singolo Stato, ma anche nell’ambito dell’Unione Europea.
Fidone offre assistenza legale, in via stragiudiziale e giudiziale, a mercati all’ingrosso di rilievo nazionale e internazionale, a produttori di rilievo nel mercato comunitario, ad associazioni di operatori e di concessionari del comparto ortofrutticolo, nonché ad importanti fornitori di servizi. Assiste i clienti in materia di responsabilità da prodotto e di etichettatura. Offre inoltre consulenza per tutte le procedure relative all’applicazione della legislazione comunitaria e nazionale che regolamenta la produzione, la circolazione e la commercializzazione di OGM in Italia. Assiste gli operatori del settore alimentare in materia di tracciabilità e rintracciabilità, offrendo consulenza rispetto all’applicazione della normativa vigente che stabilisce l’obbligo, da parte degli operatori stessi, di garantire la tracciabilità e la rintracciabilità degli alimenti e dei prodotti destinati all’uomo, a partire dalla produzione primaria fino alla commercializzazione del prodotto. Presta piena assistenza in materia di packaging, individuando le norme relative alle “buone pratiche di fabbricazione” (G.M.P.) per i gruppi di materiali e di oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (M.O.C.A.). Il tutto coadiuvato da organizzazione e coordinamento interno, lavoro a stretto contatto con il cliente, supporto nelle decisioni e attenzione agli obiettivi strategici.

 

PRODOTTI “BIO” 
La caratteristica peculiare dei prodotti alimentari denominati “bio” è rappresentata dal particolare metodo di coltivazione e di allevamento effettuato tramite l’impiego di sostanze naturali, con l’esclusione tassativa di sostanze di sintesi chimica. Il settore del “bio” che ha conosciuto maggior successo è quello agricolo, che sviluppa un modello di produzione che evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. I prodotti alimentari di origine “bio” trovano la loro disciplina, a livello comunitario, nei Regolamenti CE n. 834/07 e n. 889/08, sostitutivi del precedente Regolamento CEE n. 2092/91, i quali stabiliscono che le indicazioni sul metodo di produzione biologico dell’alimento e i dati relativi al controllo effettuato devono essere necessariamente inserite nell’etichetta del prodotto biologico.
In linea generale, il prodotto può essere considerato “bio”, ai sensi del Reg. CE n. 834/07, qualora lo stesso sia composto principalmente da ingredienti di origine agricola; gli ingredienti di origine non agricola, se impiegati, devono essere scelti tra quelli indicati nell’allegato VIII del Reg. CE n. 889/2008.

ORGANISMI DI CONTROLLO SUI PRODOTTI ALIMENTARI 
Gli organismi preposti al controllo dei prodotti alimentari hanno il compito di verificare, sostanzialmente, le condizioni igienico-sanitarie relative alle varie fasi che caratterizzano la filiera alimentare, sino alla commercializzazione dei prodotti alimentari stessi. Diverse amministrazioni si occupano della gestione del rischio in materia di sicurezza alimentare e svolgono funzioni di consulenza tecnico-scientifica, offrendo consulti alle Istituzioni europee, allo scopo precipuo di tutelare la salute dei consumatori e di verificare la sicurezza degli alimenti lungo tutta la filiera alimentare. Con il D.P.C.M. n. 59/2014 (regolamento di organizzazione del Ministero della Salute), è stata istituita la Direzione generale degli organi collegiali per la tutela della salute, in cui opera il C.N.S.A. (Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare).
Il Comitato in questione valuta, da un lato, il rischio alimentare, dall’altro tende a favorire lo scambio di informazioni tra produttori e consumatori, indirizzando il cittadino ad un consumo consapevole e corretto dei prodotti alimentari.

IL “PACKAGING” E GLI IMBALLAGGI 
Il confezionamento o “packaging” è l’intervento tecnologico finalizzato a proteggere un prodotto alimentare dai molteplici processi di alterazione che potrebbero riguardarlo.
Il “packaging” ha la peculiarità di non limitarsi alla protezione dell’integrità del prodotto ivi contenuto, come avviene per gli imballaggi, ma implica lo studio di modalità di confezionamento, puntando sull’aspetto estetico, al fine di porre in evidenza determinate caratteristiche di qualità del prodotto stesso.
Gli imballaggi sono, invece, disciplinati dal D. Lgs. n. 152 del 2006 (c.d. “Codice dell’Ambiente”) il quale, all’art. 218, comma 1, lett. a) definisce l’imballaggio come “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”. Agli imballaggi, ed alla loro gestione, si applicano, altresì, la normativa comunitaria che disciplina i M.O.C.A. (Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti), nonché le norme contenute all’interno del “pacchetto igiene”, ossia quelle dei quattro regolamenti comunitari nn. 852, 853, 854 e 882 del 2004.
Gli operatori del settore agroalimentare devono garantire lo svolgimento delle operazioni di fabbricazione nel rispetto delle norme generali e specifiche sulle “buone pratiche di fabbricazione” (G.M.P.), le quali consistono in aspetti che assicurano il controllo e la costante fabbricazione dei materiali, al fine di tutelare la conformità alle norme ad essi applicabili.

ETICHETTATURA DEI PRODOTTI ALIMENTARI
Il Regolamento UE n. 1169/2011 ha introdotto, sin dalla sua diretta applicazione negli Stati membri dell’Unione Europea, modifiche sostanziali in merito alla etichettatura dei prodotti alimentari, aggiornando e semplificando le norme precedenti dettate in materia. La ratio della normativa europea trova il suo fondamento nella necessità di tutelare la salute dei consumatori e di assicurare un’informazione trasparente. Si parla di “etichettatura” in caso di “menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o simbolo che si riferisce a un alimento e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento”. Gli operatori del settore alimentare sono tenuti ad inserire sulla confezione del prodotto o in etichetta la “dichiarazione” o “etichetta nutrizionale”, la quale riguarda l’insieme di informazioni per i consumatori in merito alla composizione degli alimenti, al fine di aiutarli ad adottare scelte consapevoli nell’acquisto dei prodotti alimentari.

RINTRACCIABILITA’ E TRACCIABILITA’ DEI PRODOTTI ALIMENTARI 
Due aspetti fondamentali relativi alla sicurezza alimentare sono rappresentati dalla “rintracciabilità” e dalla “tracciabilità” dei prodotti alimentari. In particolare, la “rintracciabilità” trova il suo referente normativo nel Regolamento CE n. 178/2002 e consiste nella possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un prodotto alimentare attraverso tutte le fasi della filiera alimentare, sino alla fase della produzione. L’obbligo normativo imposto agli operatori del settore agroalimentare è quello di essere in grado di individuare i propri fornitori di materie prime; ad essi, infatti, non viene richiesto di risalire all’origine della produzione primaria, ma di individuare il soggetto che gli ha fornito il prodotto alimentare. La “tracciabilità” consiste, invece, nella possibilità di conservare l’identità del prodotto dalla fase della produzione, attraverso la trasformazione e la distribuzione, sino al consumatore. La normativa europea che disciplina “rintracciabilità” e “tracciabilità” risponde ad una semplice finalità: tutto ciò che entra nella catena alimentare deve “conservare” traccia della propria storia, seguendone il percorso che va dalle materie prime sino all’erogazione al consumatore finale e viceversa. L’obbligo di controllo viene imposto dal legislatore europeo agli organismi che devono vigilare sulla sicurezza alimentare del cittadino ed evidenziare eventuali situazioni di pericolo attraverso la conoscenza della “dinamica” dei vari processi produttivi.

Buzzoole

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