La Gatta Cenerentola: tutto è bene quel che finisce bene…

settembre 17, 2017 / Cinema, Tempo libero

La “Gatta Cenerentola” si sta verificando un fenomeno eccezionale del mercato del cinema italiano. Distribuire nelle sale cinematografiche un film d’animazione non rivolto solo a ragazzi è difficile (soprattutto in Italia): vuoi perché si tende sempre ad identificare il target di un lungometraggio animato con un pubblico di bambini, vuoi perché noi italiani purtroppo non siamo bravissimi con gli effetti speciali. Eppure “La Gatta Cenerentola” ( come “L’arte della felicità” un po’ di anni fa, d’altra parte il regista è sempre lo stesso, ovvero Alessandro Rak) ce l’ha fatta: a pochi giorni dalla sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia, è stato recensito da centinaia di giornali, registra degli ottimi incassi nelle maggiori sale italiane ed è anche richiesto all’estero.

Protagonista è la Gatta Cenerentola, parlante e bambina nei primi minuti del film, muta e quasi “donna” per tutto il resto della narrazione… Dopo la morte del papà (un armatore deciso a far rinascere la città campana) rimane orfana all’età di tre anni e viene cresciuta dalla matrigna e dalle sorellastre sulla nave Megaride, bloccata nel porto di Napoli da più di 15 anni.
Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, un trafficante di droga, d’accordo con la matrigna, attende la maggiore età dell’ignara Cenerentola per sottrarle l’eredità e trasformare il porto della città in una capitale del riciclaggio.  Per fortuna il destino di Mia (il nome proprio  della “Gatta”) subità una svolta proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno, grazie a Primo Genito, poliziotto molto amico al padre defunto della ragazza.

E’ il film che mancava: la favola – non la solita storia, con un lieto fine scontato, principesse, streghe, guerrieri, vestiti sontuosi, e uccellini che cinguettano -, ma una fiaba cupa ed anticonvenzionale, dove il presente non migliora, ma lo si accetta a testa alta, dove il re è cattivo, perverso, dove il merlo canta “io te voglie bene assaje”,  la matrigna è in fondo in fondo una brava donna costretta ad essere malvagia per amore, e dove Cenerentola le scarpette non arriva ad indossarle mai… Non proprio un lieto fine, ma un finale normale (perché tutto è bene quel che finisce bene).  Poco condivisibile l’estremizzazione del racconto della città di Napoli (poco inquadrata ma sempre presente) come un posto ove la malavita, la sporcizia, l’ignoranza la fanno da padrone… Il rischio è che la Napoli de “La Gatta Cenerentola” diventi la Napoli di Gomorra in versione animata, il rischio è che si generi un’immagine distorta della Città in cui la maggior parte dei napoletani sicuramente non si identificano (Napoli non è “solo” sporcizia, camorra, caos, è “anche” questo assieme ad altre cose, bellissime e capaci di far dimenticare quelle negative).

Originale e gradevole  l’apparato estetico, affascinante soprattutto per la presenza degli ologrammi, che appaiono lungo tutta la narrazione, sulla cui interpretazione simbolica il pubblico può liberamente sbizzarrirsi.

Il film è attualmente in programmazione al Duel Village di Caserta.

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