Polvere di stelle, la rassegna biennale dedicata allo sguardo degli artisti contemporanei sulla ceramica

luglio 27, 2016 / Eventi, Tempo libero

Dal 10 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 il Museo della Ceramica di Mondovì e il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza presentano la seconda edizione di Polvere di stelle, la rassegna biennale a cura di Chiara Bertola con Christiana Fissore dedicata allo sguardo degli artisti contemporanei sulla ceramica.

Dopo il successo del primo appuntamento nel 2014 – con le installazioni di Céleste Boursier Mougenot e Matteo Rubbi – la seconda edizione sarà incentrata sulla mostra At the Still Point of the Turning World (il punto fermo di un mondo che gira), con opere di Carla Accardi, Franco Vimercati, Ai Weiweie, installazioni site-specific di Elisabetta Di Maggio e Hilario Isola.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Museo della Ceramica, grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in collaborazione con il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza e si avvale del patrocino del Comune di Mondovì.
La rassegna Polvere di Stelle nasce anche dalla collaborazione con la Fondazione Querini Stampaliadi Venezia, per la quale Chiara Bertola ha ideato, a partire dal 2004, il progetto di arte contemporanea Conservare il futuro, che invita gli artisti a riflettere sul confine della memoria tra passato e presente.
Il titolo – Polvere di Stelle – allude alla materia più basilare di cui è costituita la ceramica: tocchiamo e pensiamo la sua fragile superficie e ci ritroviamo a percorrere una storia di argille, sabbia, quarzo e pigmenti. Tutta polvere, fuoco e acqua. Ma la visione degli artisti riesce a trasformare e portare la polvere in un cammino vicino alle stelle, a fargli fare un volo visionario mai immaginato prima, come una mongolfiera o la traiettoria di una stella.

LA MOSTRA
At the Still Point of the Turning World

La seconda edizione di Polvere di stelle prende la forma di una mostra collettiva di artisti italiani e internazionali che si muovono all’interno del vasto territorio della ceramica utilizzando i diversi linguaggi contemporanei: la fotografia, il video, il suono e naturalmente la ceramica stessa.
Nelle sale del Museo della Ceramica di Mondovì, tra le vetrine in cui è esposta la collezione storica, s’inseriranno le nuove porcellane di Elisabetta Di Maggio, pensate appositamente per Polvere di Stelle e per il Museo della Ceramica, e saranno presentate al pubblico le porcellane dell’artista cinese Ai Weiwei relazionate con il tragico terremoto del 2008 a Sichuan, in Cina.
La mostra si estende anche nelle vicinissime sale, recentemente restaurate, del Palazzo del Governatore, sede del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza: qui alcune delle più importanti opere di ceramica della grande artista italiana Carla Accardi, recentemente scomparsa, una serie di fotografie dal “ciclo della zuppiera” di Franco Vimercati e l’installazione-proiezione interattiva I Mani di Hilario Isola riformulata in ceramica appositamente per questo progetto.
At the still point of the turning world (Il punto fermo di un mondo che gira) è un verso tratto dal primo deiQuattro quartetti di T.S. Eliot.
Con il passare del tempo la vita sembra diventare sempre più precaria, fluida, instabile, rendendoci difficile distinguere tra realtà e finzione. Tuttavia, talvolta si riesce a intuire, all’interno di questo flusso, qualcosa che conduce alla scoperta di una struttura residua di “essere”, qualcosa di duraturo, resistente alla vacuità delle vicende dell’esistenza. Per chi vive in modo attento, T.S. Eliot parla appunto del “punto fermo di un mondo che gira” e della sua manifestazione. Una volta stabilito un contatto con l’essenza delle cose, una volta toccata la ragione profonda di ogni essere, è possibile riuscire ad abbracciare l’eternità.
Le opere che formano il percorso espositivo riflettono sulla transitorietà delle cose, mettendone in luce la fragilità e la vulnerabilità, ma anche, soprattutto, la loro bellezza e la “persistenza” di una possibilità di senso che attraversa il tempo.
La mostra mette al centro un omaggio alla grande artista Carla Accardi, recentemente scomparsa, e a Franco Vimercati, ospitati nelle sale del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza.
Della Accardi vengono presentate due sculture in ceramica policroma: i Coni e le Ricomposte tinte. Ogni elemento di questi ambienti costituisce un modo diverso di declinare quel suo inconfondibile linguaggio e quella sua incessante voglia di sperimentare materiali e volumi. Le opere in ceramica esposte mettono in evidenza la fisicità del dialogo tra segno, volume e spazio, aspetto peculiare nel lavoro della Accardi per uscire dalla gabbia della pittura.
La fotografia di Franco Vimercati è fatta di immagini semplici, oggetti della vita quotidiana ripresi singolarmente, in modo rigorosamente frontale. Per dieci anni – dal 1983 al 1992 – Vimercati si concentra su una piccola “zuppiera”, fotografandola con un’illuminazione prima più chiara, poi più scura, ruotandola, avvicinandola, quindi allontanandola di poco. Vimercati fotografa e rifotografa la zuppiera 99 volte per dieci anni per riuscire a cogliere la sua essenza. Lo stesso Vimercati, in un’intervista del 1997, dice: “Ogni fotografia era la testimonianza di un lavoro, dei tempi d’esposizione, dello sviluppo della pellicola, della stampa. Avrei potuto cambiare soggetto ma, siccome non m’interessano i soggetti, ho continuato per dieci anni a fotografare la stessa cosa”. Il nucleo portante della sua ricerca è il senso dell’arte, che attraverso un’indagine purissima è in grado di raggiungere l’essenza dei fenomeni.
Il tempo è, invece, la materia fondamentale di cui sono tessute le opere dell’artista Elisabetta Di Maggio che abitano le sale del Museo della Ceramica. Quando l’artista, con ossessiva precisione, ritaglia e modella il tempo che passa nei fori del suo fragile lavoro di porcellana, regolando l’andamento di giorni e mesi, in realtà ha ritagliato e plasmato lo spazio capace di imbrigliare la “fragile” percezione del proprio essere. Al verso di Eliot fanno eco le parole di Elisabetta quando dice “Questo eterno ‘indaffararsi’ dell’uomo è in realtà così fragile e tragicamente inutile… in fondo il mio lavoro è frutto di un tempo lunghissimo di realizzazione, che può distruggersi in un attimo…” un lavoro che diventa fortissimo perché sulla fragilità e apparente inutilità costruisce il senso e il perno dell’esistenza.
Per Polvere di Stelle l’artista presenta un nuovo progetto che prende spunto dalla quotidianità e si concentra sugli oggetti, creando una relazione tra quelli della ceramica tradizionale e quelli domestici, trasformati. Il titolo dell’installazione principale del suo progetto At the still point of the turning world – una instabile architettura di tazze di porcellana accatastate l’una sopra l’altra, con i decori che sembrano scappare dalla loro superficie per trovare spazio sui muri delle sale, ha dato il nome alla mostra di questa edizione di Polvere di stelle.
Nell’opera dell’artista cinese Ai Weiwei la porcellana viene affrontata non solo come materia ma anche come condizione di fragilità, dispositivo concettuale, eredità culturale da ripercorrere e aprire all’interno di un’esperienza più ampia: la tradizione, il paesaggio, la decorazione e la produzione. Mischiata insieme alle altre ceramiche storiche in una teca del Museo, l’opera di Ai Weiwei, Porcelain Rebar, quasi mimetizzata, cela la tragica ragione della sua origine. Si tratta di una riproduzione in porcellana dei tondini di ferro estratti dalle macerie di una delle venti scuole rase al suolo dal terremoto del maggio 2008, che ha colpito la provincia cinese del Sichuan. L’origine di quest’opera è un’immensa installazione composta da duecento tonnellate di tondini di ferro raccolti, raddrizzati a mano uno per uno e ammassati con pazienza dall’artista e i suoi assistenti. Straight (2008-2012) è un omaggio alle oltre cinquemila vittime, perlopiù bambini, di quella tragedia causata dal crollo di edifici scolastici costruiti al risparmio da una classe politica corrotta.
Le sale del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza, infine, ospitano I Mani di Hilario Isola, un’opera fatta di ceramica luce e ombra, di materia e di vuoto. Lo spettatore è invitato a interagire con l’opera e a diventarne parte: nel momento in cui la sua mano impugna una piccola scultura di ceramica raffigurante un grappolo d’uva, l’ombra della scultura stessa proiettata sul muro si completa assumendo le sembianze di un profilo umano. L’ombra e l’espressione del profilo cambierà a seconda della forma della mano di chi tocca: ogni mano è unica, plasmata dai geni dei nostri antenati, i “Mani”. Spremere un grappolo d’uva, toccare una scultura, giocare con l’ombra sono azioni primordiali e antiche che possono riportare a una dimensione più vera di contatto con la materia antica e ancestrale della natura.

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