Per Giglio i Quartieri Spagnoli sono “Mamma Quartieri”

aprile 10, 2016 / Curiosità, News

Uscirà il 15 aprile il primo album da solista di Raffaele Giglio (in arte Giglio), “Mamma Quartieri”, un’opera in lingua napoletana in cui il musicista/attore ha riassunto esperienze private lunghe un paio di anni, la cui genesi va rintracciata negli incontri, nelle conversazioni, nelle risate e commozioni ricche di stupore e fantasia vissute nella Casa Giardino dei Quartieri Spagnoli.
L’album è stato presentato in anteprima martedì 5 aprile presso la Trattoria Nennella, proprio in quei Quartieri tanto cari all’autore. Hanno moderato l’incontro e intervistato l’illustre ospite il Maestro Salvatore Palomba (autore di “Carmela” e “Amaro è ‘o bene” per Sergio Bruni) e il giornalista Gianni Valentino. L’evento è stato animato da un mini-live tra le tavole imbandite, durante il quale Giglio è stato affiancato alla fisarmonica da Marcello Squillante.

Teatro, commedia dell’arte, cinema, sceneggiata e reportage, tenerezza e umorismo, convivono e si manifestano spudorati nelle 9 canzoni composte da Giglio: Figli’ ‘e Dio, ‘O scippatore, Ammore Rom, Nun t’allummà, ‘O Bammeniello, T’accido Carmè!, ‘A loro festa, Austino ‘o pazzo!, Saglie. “Ho cercato di far combaciare bene i pezzi, come fa un falegname”, spiega Raffaele (che, tra l’altro, falegname lo è veramente). Quella di Giglio è una musica fortemente ispiratrice di immagini perché egli stesso è stato ispirato dai libri che ha letto o studiato, dai film che ha visto e dai registi che ha conosciuto ed apprezzato. “Consiglio sempre a chi vuole scrivere canzoni di partire dai libri”: testuali parole dell’Artista…
Fino a ieri frontman dei Gentlemen’s Agreement. Oggi interprete del suo destino.
Molte volte quando facevo un disco mi capitava di dover inserire canzoni che a me non piacevano, brani che piacevano a un componente della band – così Giglio giustifica la scelta della pubblicazione del suo primo album da solista -.  In questo caso mi sono confrontato solo con me stesso. Le canzoni inizialmente erano 20, poi ho effettuato una scrematura e ne sono diventate 10 (una l’ho conservata per un successivo progetto)”.
Giglio debutta raccontando personaggi perduti, sedotti dall’ozio. Figli strampalati, pazzi inafferrabili, zingari, carcerati, vergini, mariuoli, mamme addolorate.
In lingua napoletana, illumina con grazia le biografie spietate e fittizie di femmine e maschi. La sua credibilità è nel canto, nella fisicità compositiva, nella faccia. Con i suoi occhi, le sue passeggiate, la sua bicicletta, indaga misteriose avventure solitarie di una Napoli invisibile e plateale. Che pure adesso mormora fatti a chi li sa raccogliere.

Storie di femminielli e fede, intontiti a chiedersi se Dio è un boia o sa perdonare.
Matiunciell’, esperti ladroni famosi in tv. Politici?
Amplessi rom nei decumani, laddove nascono i nuovi napoletani. Sì, l’happy-end.
La città deserta, che si specchia nel suo silenzio. Un assillo dolce, perché no?
Icone di cartapesta abbandonate nella spazzatura, e senza occhi sanno vedere…
Un qualsiasi assassinio del mito femminile nella canzone napoletana.
Un ritratto malinconico e affettuoso dei riti dei carcerati.
Un’allucinazione titolata a cinque colonne nella pagina di cronaca.
‘Na voce e ‘na chitarra. Nu vascio, nu poco ‘e mare a consolare la penitenza.

“Mamma Quartieri” è un’onda. Una capriola in atmosfere circensi, nell’esperienza dell’habanera, nelle ballad a fil di voce, nel western-dub. Sospeso tra hammond e vibrafono, campanacci, tamburelli berberi, timpani e fisarmonica, surdo, clarinetti, synth, trombe e chitarre.
E’, infine, un album che saprebbe sedurre Quentin Tarantino e Federico Fellini (che Giglio tanto apprezza), Marc Ribot e Roberto De Simone.
L’album è stato registrato in presa diretta nella cripta della Basilica di San Severo a Capodimonte e al Sanità Music Studio. Hanno partecipato al disco i bambini in strada del rione Sanità. L’etichetta discografica è Full Heads di Luciano Chirico.

 

 

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