Nato a Jacksonville nel 1970, Brad Mehldau è un pianista di formazione classica presto converito al jazz. Esordisce giovanissimo, nei primi anni ’90 con la band di Jimmy Cobb e poco dopo il sassofonista Joshua Redman lo vorrà nel suo quartetto.
Nel 1994 formerà un suo trio che pubblicherà il primo album nel 1995 e, nel giro di pochi anni, conquisterà le platee di tutto il mondo grazie alla sua sensibilità di interprete. Il trio è la formazione che più ha caratterizzato l’attività di Mehldau, con la quale ha realizzato i cinque memorabili album The Art of the Trio, usciti tra il 1996 e il 2001 e in seguito raccolti in cofanetto con l’aggiunta di un sesto volume; la predilezione per questo format si è mantenuta sino ai giorni nostri.
Al Teatro Bellini di Napoli lunedì 7 marzo (alle ore 21) gli spettatori potranno assistere a una sua esibizione in piano solo, l’altra dimensione in cui si è meglio fatta apprezzare l’incredibile armonia tra improvvisazione ed equilibrio formale che distingue le esecuzioni di Mehldau, concerti caratterizzati da incursioni nella musica rock: dai Radiohead ai Beatles, passando per Gershwin.
Pur focalizzandosi sulle situazioni raccolte del trio e del solo, il pianista della Florida non si è sottratto a indimenticabili collaborazioni con altri musicisti come Pat Metheny, Charlie Haden, Lee Konitz, Michael Brecker, Wayne Shorter, John Scofield, Charles Lloyd, Joshua Redman, Peter Bernstein, Kurt Rosenwinkel, Mark Turner o stelle della lirica come Renée Fleming e Anne Sofie von Otter.

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