Erri de Luca al MANN: “questo museo è necessario!”

febbraio 24, 2016 / Curiosità, News

I musei italiani non attraggono. In pochi sentono il bisogno, l’emozione, la necessità di visitarli. I turisti lo fanno, gli italiani no. Così l’esistenza fisica dei musei si riduce alla “cura e tutela” delle opere d’arte in essi contenute. Ma non è detto che il museo non possa avere altre funzioni. Da questa riflessione vien fuori a Napoli il progetto “Out of boundaries” (Obvia), un modo per rappresentare l’antico attraverso le forme d’arte perchè solo gli artisti sono in grado di comunicare il genius loci di Parthenope. Obvia, infatti, vede uniti gli atenei Federico II e la Seconda università di Napoli, lo scrittore Erri De Luca, il pianista e compositore Antonio Fresa e due disegnatori, Blasco Pisapia (Disney) e Giorgio Siravo (Mad Enterrtainament) ai quali è stato affidato il compito di portare l’arte fuori dai musei, far circolare opere e idee, cogliere l’attenzione di chi è distratto, attraverso mille punti di vista… perchè il piacere si amplifica quando la bellezza si condivide con gli altri.
Il museo non è la cassaforte in cui si chiudono le opere, ma il luogo dove si prova ad andare oltre il mondo ordinario. Le opere non evocano un tempo passato, ma sono il nostro specchio, il modo come stiamo al mondo. Erri de Luca, intervenuto durante la presentazione del progetto avvenuta il 23 febbraio 2016 presso la sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha introdotto il testo che ha scritto per il MANN con una riflessione sulla differenza tra il nudo precristiano e quello moderno (una curiosità che è stata anche riportata nel suo ultimo racconto a cui lo scrittore si è dedicato nei mesi di congedo dal processo): i nudi precristiani erano come un traguardo per chi li guardava; il nudo moderno corrisponde a un manichino, il cliente di un guardaroba. “Il corpo che abitiamo è l’ultima manifestazione di una macchina che è stata soggetta a millenni di collaudi. Visitando questi posti – confessa Erri de Luca riferendosi al MANN – si ha la sensazione di abitare una macchina antica. Perciò questo museo è necessario!“.
Insomma, il museo è importante non per quello che contiene, ma per quel che evoca. Le opere in esso esposte sono lo specchio di noi stessi, ci sfidano al confronto,a sperimentare nuove visioni del mondo, o semplicemente, e più spesso, a ricordarci in un modo particolare, confidenziale, intimo, quanto ricca e profonda sia l’esperienza umana, e la nostra personale. Così Erri de Luca alla vista del busto di Democrito, conservato al MANN, prova un brivido di soggezione: “Non mi aspettavo di trovare il suo volto addensato di pensieri in una sala del percorso guidato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Incontrare Democrito a Napoli… così doveva essere… Democrito doveva stare a Napoli, dovevo immaginarlo prima di incontrarlo! Il Museo Nazionale in cima a via Foria è un serbatoio di Grecia dissepolto e offerta al pellegrino. Chi passa la sua soglia compie un pellegrinaggio nei volti e nei corpi che ci hanno preceduti… Sono uscito, rinnovato dai passi percorsi nel più grande banco dei pegni lasciato dal passato a noi, scialacquatori della eredità!“.


L’opera d’arte è un modo di dare visione e profondità al presente. Viviamo i fenomeni, ma abbiamo bisogno di capirne le origini, il senso, la prospettiva. Serve proprio a questo il museo: a capire quel che non conosciamo e a rafforzarci in prospettiva del futuro. Erri de Luca ha inaugurato una fase entusiasmante, appassionante, sexy del Museo Archeologico Nazionale di Napoli… e non solo!

Leave a reply