Paris Fashion Week: Givenchy, Etam, Paco Rabanne, Lanvin e Dior

marzo 10, 2015 / Moda, Sfilate

Estremamente chic: così si potrebbe definire la sfilata di Givenchy alla Paris Fashion Week. La nota maison francese ha fatto sfilare in passerella modelle dotate di vistosi baffi e finti riccioli di capelli disegnati con make up e gioielli in contrasto con la collezione assolutamente femminile e di gran stile.

Pelliccia, velluto, pelle, tessuti damascati e pizzo proposti nei colori del nero, del marrone e del bordeaux, con variazioni di fantasie astratte, arricchite da rouches e increspature. Gli abiti sono classici, con trasparenze, profonde scollature a V e inserti in pelo sui polsi e sulla vita, le linee rimangono morbide a eccenzion fatta per i corpetti con scollatura ottocentesca e i bustini stretti in vita. E per proteggersi dal freddo? Stole e mantelle di pelliccia, giacche sagomate e cappottini stretti in vita che si allargano dai fianchi in giù per terminare “a ruota”.

Etam

Alla settimana della moda di Parigi è andato in scena l’Etam Fashion Show, con la presentazione della nuova sensuale collezione di intimo, accompagnata da musica dal vivo, ospiti e sorprese.
Pizzi, trasparenze, piume, e vestaglie di seta e sul palco le performance del duo Lilly Wood and the Prick, dei The Ting Tings e , udite udite, di Snoop Dogg. Il rapper è apparso dall’alto, poi – a chiusura della sfilata – è sceso in passerella in mezzo alle modelle, con un medley dei suoi successi, e la sfilata è terminata con una pioggia di bolle di sapone e un’atmosfera da party.

Paco Rabanne

Bastano un paio di jeans in organza di nylon trasparente, portati sopra un pantacollant colorato e sotto una canotta in tasselli di plastica e, voilà, la griffe Paco Rabanne, è sulla passerella della Paris Fashion Week. La griffe, creata dallo spagnolo che negli anni Sessanta fu d’avanguardia con la plastica e i metalli, ha trovato un nuovo slancio con il trentenne Julien Dossena, già collaboratore molto stretto di Nicolas Guesquière da Balenciaga.
Guesquière ha fatto scuola tra gli stilisti francesi. La sfilata di Paco Rabanne ne è un buon esempio: una parte quasi jap, tessuto nero consistente per mini-robe a ruota e cappe con dettagli di camicia bianca, kilt asimmetrici e cinghiette, gilet e giacche portate a filo di vestiti cortissimi e di shorts. La seconda parte sfila in trasparenza, tra il nero e il blu, il mastice e il grigio-verde, tra pantaloni e abiti in mosaico di plastica ben combinati con giacche over e canotte, bluse trasparenti e top. Ai piedi avveniristiche scarpe con una suola a ripiani di acciaio.

Lanvin

Un Marocco parigino sulla passerella di Lanvin.
Per la collezione in passerella il direttore creativo Alber Elbaz si è ispirato alla libertà del caftano, che diventa pretesto per fare una collezione più larga e libera. Si parte con la linearità sottile dell’uniforme, anche se non militare, poi la collezione si allarga. In passerella ci sono pigiama di lamé oro e zafferano, broccati lavati, tanta passamaneria, galloni di seta, plastron di cristalli. Capi senza colli e senza bottoni, mantelli a taglio vivo, c’è qualcosa di berbero e qualcosa di urbano.
L’inizio è in bianco e nero, colori molto cittadini, poi arrivano il miele, l’acqua e la terra, le stampe d’archivio con l’oro, gli intarsi e le lavorazioni su cuoio e pelliccia. Volumi che diventano generosi, una grande gonna di lana con lavorazioni in velluto, vestiti che si sovrappongono. Un mix che è uno stile di vita, tacchi alti e solidi oppure stivali da cavaliere bassi e piatti senza un ordine preciso ma con una “semplicità complicata”.

Dior

Stavolta niente fiori da Dior, la natura è nient’altro che la personalità animale della donna, istintiva ed elegante, selvaggia ma anche pericolosa e sinistra.
Raf Simons sente di dover reinterpretare in chiave contemporanea il tema del maculato classico: l’estetica urbana e quella selvaggia si uniscono, le macchie si ingigantiscono, alla fine diventano quasi solo delle onde incerte e solitarie, come delle scie di colore a contrasto su cappotti e corti tubini. Rosa su marrone, rosso su tweed nocciola, l’animalier è appena il segno di vaghe forme organiche. Si confonde sull’abito t-shirt rosa e verde, si nasconde tra il tessuto maschile dei pannelli scuciti della gonna corta.
Simons non teme l’effetto mescolato, anzi: gli stivali di vinile maculato raggiungono il vestito zebrato e si uniscono al cappotto appena segnato da un contrasto colorato.
Non c’è la sera in passerella, c’è solo un’idea di abitino elegante con uno scintillio sullo scollo, c’è piuttosto una moda stilizzata, che non ha orario perché non ha niente di letterale, nemmeno l’idea della donna animale.

 

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