Far ridere è una cosa seria!

Edoardo Romano, attore teatrale, televisivo, cinematografico, ha partecipato insieme al popolare trio “I Trettrè” a molti programmi della scena comica e di intrattenimento dagli anni ’80 ai 2000 come DRIVE IN e Buona Domenica. Pupi Avati l’ha voluto in IL CUORE ALTROVE, LA RIVINCITA DI NATALE, LA SECONDA NOTTE DI NOZZE, IL PAPA’ DI GIOVANNA.

Ha recitato con importanti registi del panorama cinematografico d’autore, oltre alla partecipazione a fiction e serie tv.
Edoardo Romano sarà il 2 settembre all’Arena La Civitella di Chieti con lo spettacolo “Cara Napoli ti scrivo”, con l’aiuto del musicista Pasquale Sessa e l’interprete Annarita De Marco, nel quale proporrà i brani più famosi della tradizione napoletana arricchiti da aneddoti e curiosità.

“Cara Napoli ti scrivo” sembra la premessa di un’epistola nostalgica. Un anticipo per i nostri lettori?
In un certo senso potremmo definirla così. In qualità di narratore scrivo alla mia città da emigrante che vive al Nord da tanti anni. Il filo conduttore sarà la canzone classica napoletana di cui sono un estimatore, cultore e amatore grazie alla quale racconto aneddoti e curiosità. Nello spettacolo ci sarà anche un momento dedicato alle poesie di Totò ed Edoardo De Filippo che richiamano la mia vena ironica. E’ uno spettacolo intriso di musica, canto, risate e pensiero, com’è nel mio stile.

Quanto di reale e quanto di immaginario c’è nei tuoi racconti?
Per un buon 80% le cose di cui parlo sono realmente accadute. Per esempio quando cito Capri e la Grotta Azzurra dove trovarono due motorini sul fondo, oppure quando racconto come nasce il titolo della famosa canzone Torna a Surriento. Il sindaco di Sorrento, Guglielmo Tramontano, chiese a due suoi amici di comporre in poche ore una canzone da dedicare a Giuseppe Zanardelli,  l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, in visita alla città. I fratelli De Curtis scrissero “Torna a Surriento” con lo scopo di ingraziarsi il Ministro per l’apertura di un ufficio postale cui la città richiedeva da tempo. Da allora i napoletani aggiunsero il loro finale…Torna a Surriento l’uffico postale aspettà te…

Facciamo una piccola regressione dell’ Edoardo Romano attore cinematografico: ricordo le tue partecipazioni nei film Il cuore altrove (2003), Italian Fast Food (1986),  La rivincita di Natale ( 2004 ) , La seconda notte di nozze ( 2005)  Il papà di Giovanna ( 2008 ). Quali, tra le due espressioni artistiche, teatro e cinema, ti regala più emozioni?
Indubbiamente il teatro, anche se devo ammettere che la parentesi cinematografica mi ha lasciato un segno. Gli incontri con Lina Wertmüller e Sofia Loren prima, e Pupi Avati più tardi, sono stati avvenimenti unici. Con due dei film di Pupi Avati ho percorso la passerella di Cannes e Venezia, ricordi indelebili.

Provare un forte sentimento è un requisito essenziale per un attore. Mi chiedo se è necessario venga dominato oppure è lo stato emozionale del momento la chiave giusta per comunicare con il pubblico.
Il sentimento che immagino tu intenda, tutto il sentire di un attore, deve essere gestito, ma lo devi vivere tutto. Mi rammarico quando vedo oggi certi attori privi di emozione, ma questa è un’altra storia. Credo che un attore vero nasca con un DNA artistico molto forte, è una componente imprescindibile che sviluppi solo ce l’hai dentro. Le emozioni però devi saperle dosare altrimenti va tutto fuori controllo.

Prima di approdare nelle reti Fininvest, oggi Mediaset, con I Trettrè nel programma Drive In di Antonio Ricci quanta gavetta hai fatto?
La mia storia ha dell’incredibile. Devi sapere che nella mia vita precedente occupavo il ruolo di vice direttore di un’importante azienda multinazionale a Milano. Ovviamente ero molto impegnato, gestivo 250 persone e dovevo portare a casa risultati eclatanti. In contemporanea però coltivavo anche la mia passione per il teatro. Siamo negli anni ’60, un periodo storico in cui l’arte era in subbuglio ed era difficile emergere. Insieme a Beppe Vessicchio e Mirko Setaro mi inventai il trio comico de I Trettrè. Dopo 9 anni di dura gavetta, senza ottenere grandi risultati, il buon Maestro Vessicchio decise di lasciare il gruppo per seguire la carriera di musicista. Non mi persi d’animo e chiamai con noi Gino Cogliandro. Con questa seconda formazione avemmo l’occasione di partecipare a Drive In nel 1983.

So che legato a questo c’è una frase molto significativa: Metti che qualcuno muoia? Ce la vuoi raccontare?
Al tempo tempestavo di chiamate il regista Giancarlo Nicotra per farci lavorare. Un giorno mi disse che a Mediaset stavano lavorando su un programma, Drive In. Mi disse che avremmo potuto entrare nella puntata zero ma che il cast era già tutto stabilito, nessuna chance per noi. Ne nacque una querelle rumorosa con Gino e Mirko che non volevano perdere tempo inutile, visto che i giochi erano chiusi. Insistetti a tal punto che andammo a Roma per registrare il nostro pezzo.
Quando Silvio Berlusconi vide la puntata disse al produttore che avrebbe dovuto trovare uno spazio per noi, per farci fare almeno delle puntate. Gli eravamo piaciuti. Da quel momento nacque il percorso dei Trettrè e fu un successo.

E il tuo lavoro di vice Direttore?
Quello lo mollai prima, per una promessa con la Rai. Renzo Montagnani era il conduttore di Ci pensiamo lunedì, un varietà di canzoni, sketch e monologhi con la regia di Romolo Siena. Quando ci dissero che ne avremmo fatto parte mi dimisi. Peccato che il giorno della firma del contratto ricevemmo una doccia gelida che mi fece quasi svenire: la Rai aveva cambiato idea, per noi niente programma. Tenni nascosto per sei mesi a mia moglie Lidia questa notizia. Nel frattempo lei si ammalò e iniziò per me un periodo buio e difficile. Dico sempre che il successo ha un duro prezzo da pagare. Lei ha visto l’inizio della nostra carriera, morì nel 1984, all’inizio della seconda edizione di Drive In.

Mi togli una curiosità: la battuta famosissima  L’acqua è poc e à papera nu galleggia…A me, me par na str…. Come è nata?
Questa cosa nasce da un’operazione pseudo culturale che rispolverammo da un modo di dire del volgo napoletano. Partendo dal presupposto che tra le caratteristiche più rappresentative del napoletano c’è la sintesi e la battuta che chiude ogni discorso, questa frase era la parte finale di ogni sketch dei Trettrè perché chiara e definitiva.

La televisione, possiamo affermare dagli anni 2000, ha subito una svolta, come il cabaret anche la comicità cambia. Perché la decisione di sciogliere un gruppo così consolidato?
La decisione di scioglierci fu presa perché la televisione dopo il 2000 non ci rappresentava più. Per noi l’attore, la figura dell’attore, è sacra. Devi studiare tanto, devi fare tanta gavetta e l’improvvisazione e la comicità spiccia non rientrava nel nostro modo di pensare. Piuttosto che accettare di morire artisticamente accettando compromessi, solo per essere presenti in Tv ,abbiamo deciso di sciogliere il gruppo e proseguire le nostre carriere in solitaria. Mi portavo via il mio 33,3% di bagaglio culturale e di esperienza. Con il tempo ho riconquistato il mio 100%.

Qual è dunque il vero talento?
Per me è quello che hai dentro e che hai la possibilità, l’opportunità, di esprimerlo. Finalizzi il tuo sogno e il tuo obiettivo solo se davvero ci credi. Devi imparare a conoscere quello che accade dentro di te, fare poi appello alle sensazioni di coloro che ti ascoltano o vedono e ingrandire il tutto mettendolo su un disegno più grande, tale che tu possa vederlo prima che si realizzi.

Possiamo definire il teatro un gioco serio che richiede un grande impegno, soprattutto con te stesso?
Sì certo, come un grande rigore, tante rinunce, una grande passione, perseveranza e caparbietà e, nonostante tutto, non è detto che tu possa riuscire ad avere la tua opportunità. 

Mi vuoi parlare dell’arte dell’incontro, di che cosa si tratta?
Nella vita spesso ci capita di incontrare le persone giuste al momento giusto. Questo per me è l’arte dell’incontro. I miei incontri, quelli che hanno dato una svolta alla mia vita, sono stati: Marcello Casco autore radiofonico e televisivo, il primo scopritore di talenti, è suo il nome de I Trettrè; Giancarlo Nicotra, seconda persona importante; Silvio Berlusconi con il suo: “Fategli fare qualche puntata!”; Vincenzo Ratti primo e unico nostro impresario che gestiva artisti come Renzo Arbore, Roberto Benigni, Massimo Ranieri; il regista Pupi Avati; Gigi Giuffrida con cui collaboro da ben 20 anni e scriviamo format televisivi teatrali; Pasquale Sessa, la colonna sonora di tutti i miei spettacoli; Enrico Beruschi con il quale sto portando avanti lo spettacolo Manzoni Anima e Core.

Altri progetti che hai in piedi?
Uno spettacolo di cucina Napoli in cucina cui dedichiamo una canzone ad ogni piatto. Penso, sorrido, ci ripenso, e rido… Racconto della mia vita artistica.

Se dovessi scegliere un’altra città, quale sarebbe il miglior “teatro all’aperto” per prendere spunti di pièce teatrali?
Mi dispiace, nessuna sarebbe all’altezza della mia Napoli. Vedi, se nasci qui nasci già su un palcoscenico, decidi tu se diventare interprete o spettatore. Ogni napoletano ha questa possibilità, anche se fai l’impiegato statale, puoi sempre trovare il modo di rendere la giornata una commedia, una parodia, una tragedia perché siamo attori nel sangue e la bellezza dei napoletani e di questa città è l’innata capacità di espressione che è insita nel nostro Dna. Certo per fare l’attore devi lavorare duro, diciamo che siamo avvantaggiati rispetto alle altre città italiane. Ecco perché si dice che gli attori napoletani hanno una marcia in più.

Marianna Bonavolontà

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