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Nancy Coppola Venerdì al bar “Vittoria Black & White” incontrerà i suoi fan

Nancy Coppola, famosa cantante e attrice napoletana, finalista dell’edizione 2017 de L’Isola dei Famosi, venerdì  14 aprile incontrerà tutti i suoi fan alle ore 21 presso il bar “Vittoria Black & White” di Napoli (via delle Repubbliche Marinare, 42/43) per “N’autografo, nu selfie e nu cafè”. In tale occasione parlerà della sua esperienza sull’Isola. Nancy ritorna dunque nel posto che le ha portato fortuna fin da subito, infatti il giorno prima di partire per il reality ha incontrato parenti ed amici più stretti proprio presso questo locale.
La cantante ha all’attivo otto album pubblicati e il suo ultimo singolo, “Mi chiamo Nancy”, è diventato un vero tormentone per grandi e piccini… Ha partecipato alla trasmissione di Real Time Il boss delle cerimonie e per la stessa rete ha presentato Napoli Sound, l’”X-Factor dei neomelodici”.

Hashtag ufficiali: #BentornataNancy #IsoladeiFamosi

Tutto sulla partecipazione di Nancy Coppola all’Isola dei Famosi

Nancy Coppola, la cantante neomelodica naufraga ufficiale della prossima edizione dell’Isola dei Famosi, ha salutato parenti ed amici ieri sera al bar Vittoria Black & White di Napoli (sito via delle Repubbliche Marinare, 41/43). Attualmente è già in viaggio per Roma e domani partirà per l’Honduras. Ecco tutti i particolari inerenti la sua partecipazione al reality…

1. Come è arrivata la proposta di partecipare all’Isola?

“Ero in macchina, stavo andando a lavoro. Arrivò una telefonata da Milano attraverso la quale la produzione Magnolia mi comunicò di essere interessata a un appuntamento con me per un programma nazionale, per motivi di privacy non mi svelarono il nome della trasmissione. Accettai con gioia. Dopo 4 – 5 giorni appresi che il programma in questione era l’Isola dei Famosi. Dopo altri 2-3 giorni mi incontrai con una componente della commissione al Teatro San Carlo e appresi che la decisione ultima sulla mia partecipazione spettava a Mediaset. Siccome ero l’ultima concorrente che loro avevano convocato, mi chiese un provino fatto artigianalmente a casa. Qualche giorno dopo mi comunicarono che la produzione aveva pensato di sottopormi al televoto durante una trasmissione di Barbara D’Urso. La notizia non mi entusiasmò ovviamente perché il televoto è un’incognita. Dopo un po’ di giorni mi convocarono a Milano e lì mi comunicarono che non sarei più andata al televoto. Io e mio marito piangevamo come due bambini. Da quel momento ho vissuto un turbinio di emozioni…”.

2. Immagino tu abbia già avuto modo di conoscere gli altri naufraghi: c’è qualcuno che ti sta più simpatico? Qualcuno invece sul quale nutri qualche perplessità?

“Ho conosciuto tutti i naufraghi in occasione di uno shooting fotografico che abbiamo fatto per una nota rivista, quindi ho avuto pochissimo tempo per approfondire la loro conoscenza. All’impatto mi è sembrata molto simpatica, solare e affettuosa Eva Grimaldi e spero che possa venir fuori con lei un bell’ affiatamento; qualcuno mi è sembrato un po’ sulle sue, ma prima di esprimere un parere preferisco conoscere meglio tutti sull’isola”.

3. Se potessi portare qualcuno con te sull’isola, chi porteresti?

“Ovviamente porterei mio figlio, ma preferisco che rimanga a casa perché immagino che le condizioni dell’isola non siano congeniali a un bambino. Porterò con me, nel mio cuore,  la mia Napoli”.

4. Di solito sull’Isola dei Famosi escono fuori dei segreti del passato dei naufraghi. C’è qualcosa della tua vita che vorresti non venisse mai fuori?

“La mia Napoli, la mia gente, il mio popolo conosce il mio passato perché ho iniziato la mia carriera raccontando la mia vita. Forse un po’ mi fa paura far conoscere il mio passato ad altre persone, quelle che ancora non mi conoscono, visto che questo è un nuovo mondo per me… Ho paura che possano pensare ad altro. Voglio trasferire la mia immagine nel migliore dei modi e far capire che tutto ciò che mi riguarda è solo merito mio, il mio passato non c’entra niente con la mia popolarità”.

5. Temi che la tua napoletanità possa essere d’intralcio nell’appropinquarti agli altri naufraghi o al pubblico stesso?

“Penso che noi napoletani abbiamo una marcia in più. Ho avuto già riscontri favorevoli attraverso i social, quindi su questo sono positiva! Ho avuto in particolare tante condivisioni a livello nazionale, molte di più rispetto ai naufraghi che ritenevo fossero più conosciuti di me… Questo dato mi ha meravigliato! Vorrei far vedere attraverso di me la parte buona di Napoli, per compensare il parere di quegli italiani (per fortuna pochi) che ancora non ci dispprezzano, ci discriminano e ci giudicano; vorrei far capire a tutta l’ Italia che noi napoletani siamo ‘carnali’!”.

6. Il tuo rapporto con la natura? Come ti sei preparata a vivere quest’avventura?

“Sicuramente mi troverò a disagio perché – come ripeto spesso – nella mia vita a parte il cantare non ho fatto altro. Ho visto un po’ di tutorial su Youtube, ad esempio su come si accende un fuoco; poi conto anche sull’aiuto dei naufraghi maschietti. Ho poi mangiato esageratamente, visto che sull’Isola si mangerà poco (se non niente!). Sicuramente la fame la soffrirò tanto perché sono mangiona!”.

7. Cosa ti aspetti dall’Isola?

“Mi auguro che l’Isola possa darmi una visibilità più ampia e magari spianarmi altre strade lavorative”.

8. E se la vincessi?

“Io prendo la vita come si presenta, attualmente non saprei rispondere… Vinciamola, poi si vedrà. Ad ogni modo per me già essere tra i naufraghi dell’Isola dei Famosi è una vittoria. E’ ovvio che ce la metterò tutta per andare avanti, ma non mi dispiacerà tornare nella mia Napoli, perché è questo quello che farò”.

9. Se dovessi dire grazie a qualcuno?

Sicuramente direi grazie al mio popolo, che mi ha accettata sin dal primo giorno”.

10. Ti senti più cantante o più attrice?

“Io sono molto determinata. Ho deciso di fare la cantante proprio in virtù della mia passione per la musica e per il canto. Sono nata cantante e vivrò cantante! Se si paleseranno altre occasioni ben vengano, ma non abbandonerò mai la mia musica e il mio dialetto”.

11. Quando, anni or sono, uscirono fuori i primi neomelodici c’era un certo scetticismo. Ora pare che la situazione stia cambiando, cosa ne pensi?

“Sono del parere che chi è buono si salva da se. Se hanno scelto me per questo reality non è vero che non ci sono discriminazioni, anzi quando è stata ufficializzata la mia partecipazione all’Isola alcune persone me ne hanno dette di tutti i colori. Posso accettare che non condividete la mia musica, ma almeno conoscetemi e poi giudicherete”.

12. Sei golosa?

“Sì,  non amo tanto i dolci, preferisco i piatti salati”.

13. Cosa porteresti da mangiare sull’Isola?

“Semplicemente un panino con prosciutto crudo e mozzarella”.

 

Jerry Calà a Napoli parla della sua “Vita da libidine” e del suo prossimo film

Quella di scrivere un libro non è stata una mia idea – spiega Jerry Calà -, anzi io prendevo in giro i miei colleghi dicendo che ero l’unico a non aver mai scritto un libro. Poi mi ha chiamato la Sperling & Cupfer, che è una casa editrice di qualità, e ci ho fatto un pensierino: ho cominciato ad andare indietro nel tempo e mi son detto che forse ne valeva la pena. Il testo non è una biografia, ma un racconto della mia vita attraverso il quale illustro (involontariamente) bene un’epoca, quella degli anni ’70 – ’80, anni di grandi cambiamenti (ad es. da Claudio Villa si è passati ai Beatles)“. Con queste parole l’istrionico attore comico giustifica la sua scelta di scrivere il libro “Una vita da libidine“, disponibile in tutte le librerie da aprile e presentato alla libreria Mondadori Mooks di Napoli lunedì 30 maggio. “Napoli, come racconto anche nel libro, è stata per noi (ovvero io, Umberto Smaila, Nini Salerno e Franco Oppini) molto importante – racconta Jerry -. Napoli fu la prima città che ci diede fiducia teatralmente: il teatro Cilea ci ospitò per due giorni registrando sempre il pienone; poi il direttore del San Carluccio ci offrì un posto stabile nel suo teatro, che però non accettammo perchè avevamo già preso altri impegni. Napoli ha accolto molto bene anche i miei film: essendo maniaco degli incassi, telefonavo alle cassiere dei cinema, e quelle dei cinema napoletani mi rispondevano sempre che avevo registrato grandi incassi“. Alla domanda “cosa ti piace di Napoli?” Calogero Calà (è questo il vero nome di Jerry) risponde: “Tutto! Secondo me è sbagliato dire ‘il napoletano’, il napoletano è un italiano… Siamo tutti italiani, siamo un bel popolo, molto variopinto. Siamo tutti uguali! Una grande differenza che c’è tra Napoli e tutta l’Italia è che Napoli nel campo dello spettacolo è uno stato autonomo: ha un suo teatro, dei suoi artisti, che hanno un grandissimo successo e che riescono a vivere anche solo col bacino di Napoli e dintorni“.
Prima di parlare del suo libro, Jerry fa un paragone tra la comicità moderna e quella degli anni in cui lui è emerso artisticamente parlando: “La mia generazione di comici i personaggi se li inventava (vedi Pozzetto), mentre oggi quasi tutti i comici sono imitatori: quello è bravo perchè imita Berlusconi, quella perchè imita Belen, e così via. Sono bravissimi, ma una volta sarebbero stati definiti imitatori, non comici! I napoletani invece sono sempre molto personali, già il dialetto li aiuta a personalizzarsi, e quindi non hanno bisogno di imitare nessuno. Infatti non conosco molti imitatori napoletani…“.
Jerry parla anche del progetto a cui sta attualmente lavorando: “Sto per iniziare a girare un film, sia in veste di attore che di regista. Scrivendo il libro ho ripercorso tutto il periodo della mia vita di gruppo con i ‘Gatti di vicolo Miracolo’, così mi è venuta di nuovo voglia di stare con i miei amici. Siccome io e loro abbiamo una certa età il film si chiamerà ‘2016: Odissea nell’Ospizio’; si tratta di una storia vagamente autobiografica in cui io, Umberto e Franco ci ritroviamo per forza di cose in una casa di riposo. E’ un film molto divertente, ma anche molto legato all’attualità in quanto tra i protagonisti c’è il direttore dell’ospizio che spende al gioco tutto il budget della struttura (esempio di malasanità), poi ad un certo punto il comune decide di mandarci una decina di profughi e ne vien fuori una convivenza strana e divertente“.
Ritornando all’argomento “libro” Jerry parla della scelta che lo ha portato ad accostare ogni città in cui ha vissuto ad un genere musicale: “Ho dedicato ogni capitolo ad una città in quanto la mia vita è sempre stata in viaggio, sin da piccolo, perchè mio padre faceva l’interprete e, quindi, veniva continuamente trasferito, e poi io, grazie al mio lavoro, sono sempre stato in giro. Sono di origini siciliane, vengo da Catania, mi chiamo Calogero; poi vado a vivere con la mia famiglia a Milano, poi a Verona, poi vado a studiare a Bologna… A ogni città ho voluto assegnare un genere musicale legato all’argomento del capitolo, al tono“.
Jerry parla poi del titolo del suo libro: “Una vita da libidine perchè io la vita l’ho un po’ mangiata e ancora voglio assaporarla; poi la ‘libidine’ è stata uno dei miei tormentoni. Il messaggio che vorrei trasmettere, soprattutto ai giovani, è ‘avere fame di vita, di futuro, di realizzazione’, senza lamentarsi o aspettare chi dovrebbe preparare loro il piatto del futuro. Chi ha un sogno se lo deve andare a prendere, come abbiamo fatto noi (quando non c’erano i reality) con le unghie e con i denti“.
Il famoso attore comico conclude il suo intervento a Napoli con una riflessione sulle sue origini ed in generale sul Sud Italia: “Le mie origini sono importanti, le origini te le porti dietro tutta la vita. La mia sicilianità, anche se non si sente nell’accento, mi è rimasta dentro. Una cosa che mi piace in generale del Sud è l’amore che la gente ha per i nonni: in Sicilia, come a Napoli, è difficile trovare tanti vecchietti negli ospizi. Di questa cosa ne vado fiero, è una delle cose che fa una grande differenza tra Nord e Sud“.

A tu per tu con Riccardo Scamarcio

Il bullo bello e sentimentale di “Tre metri sopra il cielo”, Riccardo Scamarcio, è cresciuto ed è divenuto uno degli attori più promettenti del cinema italiano. Lo abbiamo incontrato in occasione del Social World Film Festival – importante rassegna cinematografica che si svolge ogni anno a Vico Equense (Napoli)-, ove abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui e gli abbiamo “rubato” qualche scatto…

 

Come si fa a diventare attori?
Il mestiere dell’attore è un mestiere come un altro. E’ importante trovare uno spazio dove in protezione iniziare.  Il teatro o le scuole sono  modi sicuri per iniziare.

E i reality?
Il punto è che non ci si può esibire subito se prima non si capisce la bellezza del mestiere dell’attore, come quella del mestiere di cantante, etc. I reality hanno questo handicap. Perciò penso che bisogna iniziare da un contesto protetto.

Prossime tappe? Prossimi obiettivi?
Ho fatto dei lavori fuori, in Inghilterra. Sto producendo un altro film. Esco fuori da un anno di lavoro intenso. Ora mi sto godendo qualche mese di pace, e non mi sembra vero!

Per te la bellezza ha rappresentato un vantaggio o un limite?
Penso 50 e 50. La bellezza per sedurre è importante, e un attore deve creare illusioni, sogni… Ma bisogna anche distaccarsi dal concetto “E’ bello, ma non balla!”.

L’amore  c’è sempre nei tuoi film…
Si, l’amore c’è sempre! Alcune dinamiche di coppia per raccontarle bisogna averle vissute in prima persona, e non è semplice… Ad esempio, in tal senso mi sono trovato particolarmente bene con Jasmine Trinca, che mi ha affiancato in uno dei miei ultimi film “Nessuno si salva da solo”.

Preferisci di più un film comico o drammatico?
Senza ironia saremmo tutti più tristi, tuttavia propendo per il genere drammatico. Quando vediamo un film drammatico ci emozioniamo, piangiamo, insomma ci liberiamo!

Tra tutti i film a cui hai partecipato, qual è quello che più ti ha segnato?
Ho fatto molti film importanti, film che mi hanno permesso di vivere delle esperienze, che nel bene o nel male mi hanno lasciato qualcosa, tra questi sicuramente “Tre metri sopra al cielo”, “Mio fratello è figlio unico”, “Il grande sogno”, “Verso l’Eden”.

Da “Tre metri sopra il cielo” ai giorni nostri, come è cambiato Scamarcio?
“Tre metri sopra il cielo” fa parte della mia storia. Da allora sono cresciuto, sono meno impulsivo, sono serenamente inquieto.

Qualche aneddoto “interessante” riguardante le attrici che ti hanno affiancato?
Ce ne sono tanti, tutti un po’ piccanti però…

Che cosa è per te l’Eden?
Per me il paradiso è nella vita rurale: mangiare bene, dormire…

Il tuo punto di vista sul mondo di internet…
Oggi viviamo un rapporto molto forte con l’immagine, con la voglia di voler apparire, da qui il successo di internet, dei social. Bisogna evadere dalla banalità dei social network e creare qualcosa di più profondo attraverso i film.

Quando andavi a scuola come te la cavavi?
Ero un pessimo studente!

In quale musica ti identifichi?
Mi piace così tanta musica… L’aria del film “Giù la testa”, le musiche di Morricone mi fanno venire i brividi. Mi piacciono gli After Hours, poi Baglioni…

 

Manolo Blahnik: un’autobiografia e la prima linea di scarpe sportive

Autobiografico, divertente, ricco di immagini mai pubblicate prima,ì: è uscito l’8 settembre negli Stati Uniti, il 17 settembre uscirà in Italia per Rizzoli. L’autore è Manolo Blahnik, il volume si intitola “Manolo Blahnik: Gesti fugaci e ossessioni” ed è un compendio di esilaranti conversazioni fra Blahnik e Mary Beard, docente di lettere all’università di Cambridge e con i registi Pedro Almodóvar e Sofia Coppola, con l’architetto spagnolo Rafael Moneo e con il suo amico giornalista e fotografo Michael Roberts.

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Social World Film Festival, Riccardo Scamarcio: “Napoli è bella perché è ‘nu casino”. Ieri Arena Loren Gremita per la compagna Valeria Golino e Leo Gullotta

Bagno di folla all’Arena Loren di Vico Equense per Riccardo Scamarcio, Valeria Golino e Leo Gullotta, attesissimi ospiti della sesta e settimana serata del Social World Film Festival, diretto dal 25enne regista Giuseppe Alessio Nuzzo.

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Luis Bacalov al Social World Film Festival confessa: “Con l’Oscar ho iniziato una seconda carriera”

Presso l’Arena Loren, luogo prediletto ove ogni sera si svolgono gli eventi facenti parte del programma del Social World Film Festival, si è esibito ieri sera per la prima volta un premio Oscar, il maestro Luis Bacalov. Un concerto unico ed emozionante, che ha voluto dedicare interamente al cinema, in onore del Festival in cui è stato ospitato. Bacalov durante la sua esecuzione ha alternato brani che sono nati come vere e proprie colonne sonore ad altri che non sono stati scritti per il cinema, ma sono stati impiegati in diversi film.

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Social World Film Festival, Alessandro Haber: “Credo nei giovani talenti e li aiuto perché è stata dura anche per me”

A calcare il palcoscenico della seconda serata della mostra internazionale del cinema sociale è stato Alessandro Haber, emozionatissimo dopo aver visto il video tributo preparato dal Social World Film Festival per celebrare la sua carriera: “Ho visto tutto un pezzo della mia vita lì dentro, dal mio debutto a 18 anni fino all’altro giorno… ho ripercorso per un attimo tutto l’entusiasmo, l’amore e la dedizione che ho dato.”

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Franco Nero al Social World Film Festival: vicino ai giovani italiani, ma disincantato dall’Italia

E’ iniziata questa sera , a Vico Equense, in penisola sorrentina, la quinta edizione del “Social World Film Festival”. E’ Franco Nero il protagonista della prima giornata della mostra internazionale del cinema sociale; l’attore ha appena ricevuto nella piazza Kennedy di Vico Equense, trasformata per l’occasione nell’Arena Loren, il “Premio alla Carriera”.

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Paolo Sorrentino laureato honoris causa alla Federico II di Napoli

Il regista Paolo Sorrentino ha ricevuto venerdì 5 giugno presso l’Aula Magna storica dell’Università di Napoli Federico II, una laurea honoris causa in Filologia Moderna. A consegnare tra le mani del regista il prestigioso riconoscimento è stato il Rettore dell’ateneo federiciano, Gaetano Manfredi.

Ecco parte della lectio magistralis letta da Sorrentino durante la cerimonia.

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